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18/04/2026
FGU – Dipartimento Ricerca – Sezione ANPRI
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ASSEMBLEA NAZIONALE PERSONALE ENTI PUBBLICI RICERCA SU IPOTESI CCNL 2019-2021 “MOLTE OMBRE PER LA RICERCA PUBBLICA”

GIOVEDÌ 27 LUGLIO 2023 ore 11:00

IN EVIDENZA

  • Comunicati FGU RICERCA ANPRI In evidenza COMUNICATO 30 marzo 2026   CCNL Istruzione e Ricerca 2025-27: aumenti deboli, inflazione non recuperata, Ricercatori e Tecnologi ancora penalizzati

        La FGU – Dipartimento Ricerca – ANPRI denuncia con fermezza due criticità ormai evidenti nel rinnovo del CCNL istruzione e Ricerca 2025-2027: aumenti salariali appena allineati ad una previsione inflattiva già oggi ottimistica e senza il recupero della pesante perdita di potere d’acquisto subita nel precedente contratto; ingiustificata penalizzazione economica di Ricercatori e Tecnologi rispetto ai livelli IV-VIII. Nel triennio di riferimento 2025-2027 il cumulato dell’inflazione (IPCA) è pari al 5,58%. Ma la previsione per il 2026 e il 2027 rischia di essere sottostimata: le tensioni internazionali con il rialzo dei costi energetici stanno infatti mettendo in discussione stime formulate in un quadro più favorevole. In questo contesto, gli aumenti proposti dall’ARAN per il triennio del CCNL 2025-2027, sono pari mediamente a +5,73% e si collocano quindi appena in linea con una programmazione che appare già oggi ottimistica (vedi Tabella 1). Va inoltre ricordato, con estrema chiarezza, che il personale della ricerca arriva a questo rinnovo dopo avere già perso oltre il 10% di potere d’acquisto nel precedente CCNL. Il dato politico è semplice: nel triennio 2022-2024 l’IPCA è cresciuto del 16,3%, mentre l’aumento contrattuale si è fermato al 5,99%. Il nuovo rinnovo, dunque, non parte da zero: parte da una perdita già subita e non recuperata. A questo si aggiunge una questione interna al comparto che non trova alcuna giustificazione. Ancora una volta, la distribuzione degli aumenti penalizza Ricercatori e Tecnologi rispetto al personale tecnico e amministrativo di supporto alla ricerca, inquadrato nei livelli IV-VIII. Negli ultimi rinnovi contrattuali, le retribuzioni di Ricercatori e Tecnologi sono cresciute in misura minore rispetto al personale tecnico- amministrativo (CCNL 2022-2024 5,99% contro 6,28%. e nella proposta CCNL 2025-2027 5,57% contro 5,92%). Inoltre, si osserva che anche gli aumenti annuali del triennio risultano distribuiti in modo più favorevole ai livelli IV-VIII: mentre al personale IV-VIII livello è riconosciuto al 1° gennaio 2026 già quasi il 90% dell’aumento retributivo a regime (ossia a decorrere dal 1/1/2027), ai R&T al 1° gennaio 2026 la retribuzione aumenta solo del 68% dell’aumento a regime.               Il dato più grave riguarda le indennità: la proposta ARAN per il triennio 2025-2027 riconosce ai Ricercatori e Tecnologi un aumento della IVP di appena +3,68%, a fronte di un incremento della Indennità di Ente annua dei livelli IV-VIII pari a circa +20,98%. Una analoga disparità era già stata prodotta nel precedente rinnovo 2019-2021: +5,58% per la IVP dei R&T, contro +25,62% per la Indennità di Ente dei livelli IV-VIII. Il risultato è che, dal 2021 al 2027 la IVP dei R&T crescerebbe complessivamente solo del 9,47%, mentre la Indennità di Ente annua dei livelli IV-VIII registrerebbe un aumento del 51,97% (vedi Tabella 2). È una differenza impressionante, che conferma una linea di progressiva svalutazione economica di chi svolge direttamente attività di ricerca e di tecnologia, cioè del cuore degli EPR. Questa tendenza si inserisce in una deriva più lunga e strutturale. Nel periodo 1997-2027, gli aumenti cumulati delle retribuzioni tabellari si collocano per i R&T tra circa +65% e +125%, mentre per i livelli IV-VIII tra circa +155% e +217%. La forbice è enorme e non può più essere liquidata come effetto marginale o tecnico: è una scelta che nel tempo sta penalizzando sistematicamente i Ricercatori e Tecnologi. Questo squilibrio era già stato denunciato anni fa e oggi si ripresenta con la medesima logica: il personale che regge direttamente la funzione scientifica e tecnologica continua a essere trattato peggio sul piano retributivo. La FGU – Dipartimento Ricerca – ANPRI ribadisce quindi alcuni punti non rinviabili.             Al Governo chiediamo che gli aumenti siano valutati rispetto all’IPCA reale e cumulato, che va recuperata la perdita di potere d’acquisto già prodotta dal precedente CCNL e che la ricerca va sostenuta non solo con fondi dedicati, ma anche accrescendone il prestigio ordinamentale, professionale e istituzionale.             All’ARAN chiediamo con forza di correggere la penalizzazione politica dei livelli I-III rispetto ai livelli IV-VIII. Non è più accettabile un trattamento al ribasso per Ricercatori e Tecnologi in un comparto già compresso dai grandi numeri della scuola e ulteriormente squilibrato a favore delle componenti amministrative e di supporto. Senza questi correttivi – e senza un intervento immediato nel negoziato in corso – il rinnovo 2025-2027 non rappresenta una risposta al problema salariale, né un serio investimento sulla ricerca pubblica. Rappresenta, al contrario, l’ennesima conferma di una linea che impoverisce il personale e continua a penalizzare, in modo particolare, Ricercatori e Tecnologi. Serve un cambio di strategia. Serve più attenzione politica per la Ricerca e per il ruolo di Ricercatori e Tecnologi. Serve una correzione netta dell’impostazione negoziale all’ARAN. E serve adesso. In assenza di segnali concreti in questa direzione, diventa difficile intravedere le condizioni per una convinta condivisione dell’impianto proposto.   La Segreteria Nazionale di FGU Dipartimento Ricerca           Allegati: tabelle di raffronto per la proposta ARAN CCNL 2025-2027   Tabella 1       Tabella 2                     http:// _______________________________________________________________ FGU (Federazione Gilda UNAMS) – Dipartimento Ricerca Via Tortona 16 – 00183 Roma,    tel. 06.7012666 Email:  info@fgu-ricerca.it     sito: www.anpri.fgu-ricerca.it    

  • Comunicati FGU RICERCA ANPRI In evidenza COMUNICATO 12 marzo 2026  CCNL Istruzione e Ricerca 2025-27: avviato il confronto. L’ARAN punta a chiudere la parte economica entro il prossimo 1° Aprile.

      Si è svolto l’11 marzo, alle ore 11:00, il primo incontro tra le organizzazioni sindacali e l’ARAN per l’avvio delle trattative sul rinnovo del CCNL 2025–2027 del comparto Scuola, Università, Ricerca e AFAM. Ad aprire il confronto è stato il presidente dell’ARAN, Antonio Naddeo, che ha chiesto alle OOSS presenti se fosse preferibile avviare la discussione partendo dalla dichiarazione congiunta sottoscritta il 23 dicembre scorso, in occasione della chiusura del precedente contratto 2022–2024, dando quindi priorità alla parte economica, oppure seguire il percorso ordinario iniziando dalla parte normativa. Nel corso dell’incontro tutte le organizzazioni sindacali hanno espresso preoccupazione per l’attuale scenario internazionale e per le possibili ricadute sull’inflazione nel nostro Paese. Alla luce di questo quadro è stata avanzata la richiesta che tutte le risorse attualmente disponibili vengano destinate agli aumenti salariali. Contestualmente è stato chiesto di incrementare ulteriormente i fondi previsti. Tutte le sigle presenti, compresa la Federazione GILDA-UNAMS, si sono espresse a favore dell’avvio della trattativa partendo dalla parte economica. Alcune organizzazioni hanno tuttavia proposto di procedere parallelamente anche con il confronto sugli aspetti normativi. In chiusura, Naddeo ha evidenziato le difficoltà di portare avanti contemporaneamente i due livelli di negoziazione, economico e normativo, fissando comunque le date dei prossimi due incontri. L’obiettivo dichiarato dall’ARAN è quello di arrivare alla chiusura della parte economica del contratto per tutti i settori del comparto entro il 1° aprile.   La Segreteria Nazionale di FGU Dipartimento Ricerca     _______________________________________________________________ FGU (Federazione Gilda UNAMS) – Dipartimento Ricerca Via Tortona 16 – 00183 Roma,    tel. 06.7012666 Email:  info@fgu-ricerca.it     sito: www.anpri.fgu-ricerca.it   http://

  • Comunicati FGU RICERCA ANPRI In evidenza COMUNICATO 11 febbraio 2026: fasce stipendiali di Ricercatori e Tecnologi: la Cassazione conferma la posizione di FGU-Ricerca-ANPRI

        Con la sentenza n. 1004/2026, pubblicata il 18 gennaio 2026 (in calce il frontespizio) la Corte Suprema di Cassazione (sez. Lavoro), ha confermato in modo inequivocabile l’interpretazione sostenuta da FGU-DR-ANPRI in merito al presunto diritto di passare di fascia stipendiale con un anno di anticipo rispetto a quanto attuato dagli Enti. Nei nostri comunicati del 17 luglio 2025 e del 23 ottobre 2025, si affermava infatti che: – il passaggio alla fascia successiva avviene solo al termine del periodo previsto dal CCNL e di conseguenza non esiste alcun diritto all’anticipo della fascia stipendiale; – le interpretazioni che proponevano un anticipo di un anno erano giuridicamente infondate. La sentenza della Cassazione, benché relativa alle fasce stipendiali dei docenti di Scuola, ha confermato integralmente questa impostazione rigorosa del tempo contrattuale, e cioè che i diritti economici maturano per “anni compiuti” e non per “anni iniziati”. In particolare, la sentenza cita: – «…la fascia stipendiale successiva sarebbe stata acquisita […] al 29º giorno dell’ultimo mese dell’anno ricompreso nella fascia stipendiale precedente e non al decorso dei mesi di durata dell’anno ivi indicato». – «…il periodo compreso fra il compimento del 24º mese […] non può essere collocato nella fascia stipendiale successiva alla prima, essendo questa riservata a coloro che possano vantare un’anzianità triennale». – «…il passaggio avviene al termine e non all’inizio dei periodi indicati». La FGU-DR-ANPRI aveva sostenuto questa interpretazione, anche in aperto contrasto con le iniziative promosse da altre sigle sindacali, con l’esclusivo intento di tutelare il personale dai rischi di contenziosi destinati all’insuccesso. Ribadiamo che la serietà dell’azione sindacale non si misura con le firme raccolte in calce a un ricorso, ma con la responsabilità delle scelte sempre a tutela degli iscritti e del personale tutto. Dopo questa sentenza si rafforza ancora di più il nostro consiglio, già fornito con il Comunicato dello scorso ottobre, di limitarsi ad inviare al proprio Ente solo una lettera di messa in mora e di non intraprendere al momento alcuna azione legale nei confronti dell’Ente.   La Segreteria Nazionale di FGU Dipartimento Ricerca     1) Le fasce stipendiali dei Ricercatori e Tecnologi: facciamo chiarezza 2) Passaggio anticipato alle fasce stipendiali superiori dei Ricercatori e Tecnologi: la FGU-DR-ANPRI ribadisce la propria posizione e fornisce ulteriori chiarimenti.                       _______________________________________________________________ FGU (Federazione Gilda UNAMS) – Dipartimento Ricerca Via Tortona 16 – 00183 Roma,    tel. 06.7012666 Email:  info@fgu-ricerca.it     sito: www.anpri.fgu-ricerca.it   http://

NOTIZIE

  • News Scienze quantistiche, Ia ed energia: Italia e Usa rinsaldano la cooperazione

    ROMA, 7 aprile – Italia e Stati Uniti rinnovano la collaborazione in ambito scientifico e tecnologico. Pochi giorni fa si è celebrata a Washington la 15esima riunione della Commissione congiunta Usa-Italia (Jcm) sulla cooperazione scientifica e tecnologica. La riunione è stata co-presieduta dal Senior Bureau Official per gli Affari europei ed eurasiatici del Dipartimento di Stato, Brendan Hanrahan, insieme alla sottosegretaria di Stato agli Affari esteri e alla cooperazione internazionale dell’Italia, Maria Tripodi. Nel corso della Jcm, le due delegazioni, di cui per l’Italia facevano anche Davide Calonico, in rappresentanza dell’Inrim, Istituto nazionale di ricerca metrologica, e Oscar Adriani in rappresentanza dell’Infn, Istituto nazionale di fisica nucleare, oltre a rappresentanti di altri enti di ricerca e eniversità, si sono impegnate, in particolare, ad approfondire la cooperazione nelle scienze quantistiche, nel calcolo ad alte prestazioni e nell’intelligenza artificiale, nell’energia da fissione e fusione, nella biotecnologia e nei materiali avanzati. Le parti hanno concordato di promuovere la ricerca congiunta, gli scambi del personale impegnato nelle attività di ricerca, le infrastrutture condivise, i partenariati pubblico-privati e la sicurezza della ricerca. “L’obiettivo è consolidare una leadership globale nelle tecnologie di frontiera e nei comparti più avanzati dell’innovazione”, ha dichiarato la sottosegretaria Tripodi. “In un contesto di crescente competizione globale, la collaborazione tra i Paesi occidentali non è solo opportuna, ma imprescindibile”. Per approfondire: https://www.infn.it/italia-e-stati-uniti-rinnovano-la-cooperazione-in-ambito-scientifico-e-tecnologico/

  • News Ricerca e salute in tandem: accordo quadro tra Cnr e Asl Roma 1

    ROMA, 7 aprile – La scienza e la salute a braccetto. Il presidente del Cnr Andrea Lenzi e il direttore generale dell’Azienda sanitaria locale Roma 1, Giuseppe Quintavalle, hanno sottoscritto un accordo quadro finalizzato a promuovere collaborazioni scientifiche, programmi di ricerca, formazione avanzata e iniziative progettuali nei settori delle scienze umane e sociali applicate alla salute. L’intesa si pone l’obiettivo di integrare le competenze della ricerca con l’esperienza clinica e gestionale del sistema sanitario territoriale, rispondendo in modo più efficace ai bisogni di salute della comunità. Per tradurre gli indirizzi strategici dell’accordo in azioni concrete, è stato previsto l’istituzione di un Comitato di indirizzo con funzioni tecnico-scientifiche e di coordinamento esecutivo. L’Accordo Quadro individua aree tematiche prioritarie, che orienteranno l’attività del Comitato e le iniziative congiunte: disuguaglianze sociali e flussi migratori per analisi dei determinanti di salute, accesso ai servizi, vulnerabilità e inclusione; prevenzione fragilità e disagio sociale, in coerenza con la Legge delega 33/2023 e le Missioni 5 e 6 del Pnrr, con particolare attenzione alla sanità preventiva, domiciliare e alla valutazione multidimensionale; dipendenze e fragilità giovanili/adulti; patologie degenerative per lo sviluppo di modelli territoriali, integrazione socio-sanitaria, tecnologie assistive e telemedicina. Tra le prime azioni previste dall’accordo vi sarà la redazione di un piano esecutivo che definirà obiettivi a breve, medio e lungo termine.

  • News Pnrr: al via la piattaforma per il calcolo quantistico del Cnr

    ROMA, 3 aprile – Al via la piattaforma per il calcolo quantistico del Cnr. È stata inaugurata presso il Campus scientifico dell’Università di Firenze, a Sesto Fiorentino. Si basa su una tecnologia che utilizza atomi neutri per il calcolo quantistico digitale ed è stata progettata e realizzata con un’architettura scalabile, già predisposta per l’estensione a svariate centinaia di qubit. Finanziato nell’ambito delle attività dello Spoke 10 ‘Quantum Computing’ di Icsc – Centro nazionale di ricerca in High performance computing, Big data e Quantum computing, il sistema è il risultato della collaborazione tra il Cnr, e in particolare l’Istituto nazionale di ottica (Cnr-Ino), e appunto l’Università degli Studi di Firenze, Questa sinergia ha portato allo sviluppo di tecnologie all’avanguardia che costituiscono il cuore della piattaforma e ne aprono future prospettive di interconnessione con nuove interfacce quantistiche attualmente in fase di sviluppo. “La nuova piattaforma, insieme al laboratorio che la ospita, si va così ad aggiungere alle risorse a disposizione della comunità scientifica italiana, fornendo un ulteriore e fondamentale strumento per la formazione di nuove competenze e l’esplorazione delle frontiere dell’informatica quantistica e delle sue applicazioni”, spiega una nota del Cnr. Francesco S. Cataliotti, responsabile scientifico delle attività quantistiche del Cnr nel Pnrr e docente del Dipartimento di Fisica e astronomia dell’Università degli Studi di Firenze, ha commentato: “La nascita della piattaforma di calcolo quantistico ad atomi rappresenta un passo fondamentale che avvicina il nostro Paese alle sfide globali dell’innovazione. La collaborazione tra enti e università nel Pnrr ci ha permesso di esplorare nuove possibilità per la scienza e la tecnologia, posizionando l’Italia in prima linea nello sviluppo del Quantum internet europeo”.

  • News Nucleare sostenibile: l’Enea resta dentro Snetp

    ROMA, 30 marzo – Enea mantiene il proprio ruolo nel governing board di Snetp, la piattaforma internazionale di ricerca, sviluppo e innovazione del nucleare sostenibile, riconosciuta dalla Commissione europea come European technology and innovation platform (Etip). La conferma è avvenuta qualche giorno fa nell’ambito dello Snetp Forum 2026 di Madrid, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicato all’innovazione nel settore nucleare civile. Oltre al ruolo di primo piano nella governance della piattaforma che definisce le strategie di ricerca e innovazione del settore, Enea è membro della segreteria tecnica e del comitato organizzatore del Forum. Fondata nel 2007, la piattaforma riunisce oltre 130 organizzazioni di 25 Paesi tra centri di ricerca, università, industrie, operatori di impianti nucleari, Pmi e organismi tecnici e di sicurezza. Dal 2019, Snetp opera come associazione internazionale senza scopo di lucro di diritto belga, con l’obiettivo di promuovere la cooperazione europea nelle attività di R&S&I nel campo del nucleare civile. “La conferma nel governing board dello Snetp rappresenta per Enea un passo naturale nel percorso di partecipazione attiva a uno dei principali tavoli europei in cui si costruiscono le agende di ricerca e innovazione del settore nucleare”, ha commentato Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento nucleare dell’ente. “In un momento in cui l’Europa sta ridefinendo la propria strategia energetica – ha aggiunto – è fondamentale che le attività di ricerca nazionali contribuiscano direttamente alla definizione delle priorità comuni di R&I”. Per saperne di più: https://snetp.eu/

COMUNICATI SINDACALI

  • Comunicati ENEA Comunicato ENEA 13 aprile 2026: La STRILLETTERA

      Alcuni dipendenti del dipartimento NUC hanno appena ricevuto una comunicazione, che recita: “Gentile Collega, La circolare 3/2025 DIRGEN prevede per ogni dipendente l’obiettivo di 40 ore annue di formazione, ma nel 2025, nonostante i promemoria inviati dalla presente direzione tramite la Sua struttura di appartenenza, Lei non ha raggiunto l’obiettivo. Le chiedo di fornire le motivazioni che non Le hanno permesso di raggiungere l’obiettivo dando riscontro alla presente entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione. Il mancato riscontro nei tempi previsti, così come la eventuale scarsa fondatezza delle motivazioni, potrebbe dar luogo a richiamo formale. Con i migliori saluti Alessandro Dodaro”   È bene sapere che: la direttiva Zangrillo del 14 gennaio 2025 è un atto di indirizzo rivolto alle Pubbliche Amministrazioni ed è l’estensione della Direttiva Formazione del 23 marzo 2023. Quest’ultima definisce le linee strategiche per la formazione dei dipendenti pubblici, rivolgendosi alle amministrazioni che possiamo definire “classiche” (enti locali, ministeri, etc.) e difatti riporta “Le indicazioni contenute nella presente Direttiva e gli obiettivi specificati sono rivolti alle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001”. Non si tratta dunque di una fonte normativa primaria e non può modificare ordinamenti speciali come quello degli EPR. Gli Enti Pubblici di Ricerca, infatti, rientrano in generale nel perimetro del D.lgs. 165/2001 ma nello specifico sono regolati dal D.lgs. 218/2016, che definisce: ordinamento speciale, autonomia scientifica, autonomia organizzativa, personale di ricerca con regime proprio. In sintesi, la direttiva Zangrillo non cita mai gli EPR e dunque non è scontato che possa incidere su un ordinamento speciale, tant’è che la applicazione della stessa è avvenuta a macchia di leopardo (all’INFN, ad esempio, non è mai stata applicata). Infine, la stessa direttiva non prescrive alcuna sanzione per il dipendente che non completa il target formativo.   Vi è poi un aspetto peculiare del profilo di Ricercatore e Tecnologo: “In applicazione del d.lgs. n. 165/2001, art. 15 comma 2, il personale ricercatore e tecnologo non può essere gerarchicamente subordinato alla dirigenza di cui all’art. 19 del citato decreto legislativo per quanto attiene alla gestione della ricerca o delle attività tecnico-scientifiche”, è quanto testualmente recita il comma 5 dell’art. 80 del CCNL del 2018. Non essere subordinati gerarchicamente alla dirigenza, ossia ai Direttori e ai Dirigenti degli uffici dell’Amministrazione Centrale, per quanto attiene alla gestione della ricerca o delle attività tecnico-scientifiche ed essere figure professionali dotate di autonomia e responsabilità nell’espletamento della propria attività di ricerca, significa, ad esempio, che i Direttori/Dirigenti (e a maggior ragione i Responsabili secondari) non possono interferire sull’attività di ricerca che il singolo R/T intende svolgere come pure rispetto alla sua formazione, che può espletarsi nei tempi e modi che giudica idonei al miglioramento dei propri skills (anche leggendo degli articoli o partecipando a conferenze, tanto per capirci). Nel merito della comunicazione del direttore di NUC ne deriva che il presunto giudizio di scarsa fondatezza sull’eventuale non raggiungimento del target e che il direttore si attribuisce va considerato come indebito.   Il D.Lgs. 218/2016 conferma che per i ricercatori la formazione è un asse portante del lavoro (un diritto/dovere europeo), ma blinda la loro autonomia: l’amministrazione non può imporre modelli formativi standardizzati (tipo Syllabus…) che siano incompatibili con la libertà e le tempistiche dell’attività di ricerca. Rimarchiamo dunque i due aspetti per circoscrivere i limiti del diritto/dovere formativo dei R&T: L’aggiornamento continuo è un dovere specifico del ricercatore. Il D.Lgs. 218/2016 non esonera i ricercatori dalla formazione, anzi la rafforza. L’Articolo 2 stabilisce che gli EPR devono recepire nei propri statuti e regolamenti la Carta Europea dei ricercatori. In base a questa: Gli enti devono assicurare ai ricercatori “le necessarie attività di perfezionamento ed aggiornamento”. I ricercatori, a loro volta, hanno il preciso dovere di “garantire un aggiornamento professionale continuo”. Pertanto, l’obiettivo delle 40 ore annue previsto dalle Direttive Zangrillo per tutte le amministrazioni pubbliche si sovrappone a un dovere di aggiornamento professionale che per i ricercatori è già intrinseco e sancito per legge. L’Autonomia degli Enti e la Flessibilità sono la vera differenza che il D.Lgs. 218/2016 evidenzia riguardando l’autonomia gestionale. Il decreto riconosce agli EPR una forte “autonomia statutaria e regolamentare”. Pur dovendo rispettare i principi generali del D.Lgs. 165/2001, gli EPR adottano autonomamente i propri regolamenti del personale e di organizzazione. Inoltre, la normativa impone di assicurare “la necessaria flessibilità lavorativa funzionale all’adeguato svolgimento delle attività di ricerca” e la “libertà di ricerca”.   In sintesi, e ammettendo che la Direttiva Zangrillo possa essere effettivamente applicata tout court al personale di Ricerca va comunque letta nella giusta ottica, che sarebbe quella di offrire una opportunità al dipendente e mai un obbligo. Nello specifico, riportiamo alcuni passaggi della Direttiva del Ministro per la Pubblica Amministrazione del 14 gennaio 2025, fermo restando, come abbiamo spiegato, che una direttiva non è una legge ma va intesa come “raccomandazione”. “È compito del dirigente gestire le persone assegnate, sostenendone lo sviluppo e la crescita professionale. ..uno specifico obiettivo di performance di ciascun dirigente che deve assicurare la partecipazione attiva dei dipendenti alle iniziative formative, in modo da garantire il conseguimento dell’obiettivo del numero di ore di formazione pro-capite annue, a partire dal 2025, non inferiore a 40…” La direttiva poi, spiega che questa esigenza è richiesta dal PNRR e che le PA devono attuare innanzitutto una ricognizione sulle esigenze di formazione dei dipendenti e difatti riporta:  “Occorre in primo luogo avviare una corretta rilevazione e analisi dei fabbisogni formativi”. Quanto espresso nella direttiva è chiaro. Innanzitutto, il dirigente deve predisporre una ricognizione delle esigenze. E cioè, tanto per capirci, la prima azione sarebbe dovuta essere quella di chiedere ai suoi sottoposti che tipo di corso è utile a migliorare il rispettivo skill, in seconda battuta avrebbe dovuto mettere il dipendente in condizione di frequentare eventuali corsi anche non gratuiti ma richiesti. Nella circolare n. 3/2025/DIRGE del DG e nelle successive richieste e disposizioni dei capi dipartimento, si fa il contrario, e cioè si chiede a noi che corsi abbiamo fatto con il solo scopo di […]

  • Comunicati CNR CNR Comunicato 9 aprile 2026 CCNL 2025-2027 – Firma della parte economica

      Il 1° aprile 2026 è stata sottoscritta presso l’ARAN l’ipotesi di accordo sulla parte economica del CCNL 2025-2027 del comparto Istruzione e Ricerca, che entrerà in vigore con la sottoscrizione definitiva, dopo le verifiche di compatibilità finanziaria e gli adempimenti formali previsti. Riportiamo nelle tabelle qui allegate, per i diversi profili e livelli del personale del comparto ricerca, gli aumenti dello stipendio tabellare e delle indennità previsti dal CCNL 2025-2027, nonché una stima degli arretrati maturati nel 2025 e nei primi 9 mesi del 2026 (nell’ipotesi, speriamo non troppo ottimistica, che a ottobre 2026 il CNR aggiornerà gli stipendi del personale tutto) al netto dell’Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC) già percepita. Gli aumenti previsti della retribuzione base (pari mediamente al 6,19%) risultano appena sufficienti ad allinearsi ad una previsione inflattiva ottimistica (IPCA al 5,58%), e non consentono in alcun modo di recuperare la rilevante perdita di potere d’acquisto, superiore al 10%, subita nel triennio 2022–2024. In quel periodo, infatti, a fronte di un’inflazione complessiva pari al 16,3%, gli incrementi salariali si sono fermati al 5,99%. Dall’analisi dei dati retributivi riepilogati nelle tabelle emergono, inoltre, come per i precedenti CCNL, differenze significative nella distribuzione degli incrementi economici tra Ricercatori e Tecnologi (livelli I–III) e Tecnici e Amministrativi (livelli IV–VIII). Infatti, a decorrere dal 1° gennaio 2027 per Ricercatori e Tecnologi l’incremento complessivo dello stipendio tabellare è pari a +5,57%, mentre per il personale Tecnico e Amministrativo l’aumento raggiunge il +6,94%. La differenza riguarda la componente principale e permanente della retribuzione ed è destinata a produrre effetti cumulativi negli anni successivi, incidendo anche sulla base di calcolo dei futuri rinnovi contrattuali. Il divario si accentua ulteriormente sul fronte delle indennità, che costituiscono una componente fissa e continuativa della retribuzione. Per i Ricercatori e Tecnologi è prevista l’Indennità di Valorizzazione Professionale (IVP), finalizzata al riconoscimento della qualificazione scientifica e professionale, che nel CCNL 2025-2027 registra un incremento complessivo di circa il 4,7%. Per il personale Tecnico e Amministrativo è invece prevista l’Indennità di Ente, che, nel medesimo periodo, cresce di circa il 10,2%. Se si considerano anche gli aumenti prodotti dal precedente CCNL 2022-2024, l’Indennità di Ente nel periodo 2021-2027 cresce complessivamente del 38.5%, mentre la IVP si ferma ad un +10.6%. La diversa dinamica di queste voci retributive contribuisce in modo diretto ad ampliare il differenziale economico complessivo tra i profili e considerando congiuntamente stipendio tabellare e indennità, la retribuzione annua complessiva aumenta di circa 5,5% per Ricercatori e Tecnologi, contro un incremento di circa 7,2% per il personale Tecnico ed Amministrativo. L’analisi dei dati evidenzia che queste disparità non sono episodiche, ma si inseriscono in una deriva strutturale di lungo periodo. Nel periodo 1997-2027, le retribuzioni base del personale Tecnico e Amministrativo sono aumentate complessivamente tra +157% e +220%, mentre quelle dei Ricercatori e Tecnologi solo tra +65% e +125%, determinando una progressiva e costante svalutazione economica del personale Ricercatore e Tecnologo. La FGU-DR-ANPRI ha deciso di sottoscrivere l’ipotesi di accordo sulla parte economica del CCNL 2025.2027 nella consapevolezza che la mancata firma non avrebbe prodotto effetti correttivi sulla distribuzione delle risorse già definite a livello governativo. La firma è stata pertanto assunta come atto di responsabilità verso il personale, al fine di garantire l’erogazione degli aumenti e degli arretrati previsti e di mantenere piena agibilità sindacale nella prosecuzione della trattativa. La sottoscrizione dell’ipotesi di CCNL relativa alla parte economica non equivale alla sua condivisione, che resta fortemente critica sia sul piano degli aumenti contrattuali, sia su quello dell’equità tra i diversi profili professionali. Proprio per questo, la FGU-DR-ANPRI non considera concluso il confronto e ritiene centrale il prosieguo della negoziazione sulla parte normativa del CCNL, a partire dai temi degli ordinamenti professionali, delle carriere e della valorizzazione della ricerca e del ruolo strategico dei Ricercatori e Tecnologi nel sistema della ricerca pubblica.     Laura Fantozzi Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR http://   http://

  • Comunicati ENEA Comunicato ENEA 2 aprile: Le ombre sui numeri del nuovo Contratto Nazionale Istruzione e Ricerca: R&T nuovamente umiliati

      La FGU – Dipartimento Ricerca – ANPRI, alla luce del rinnovo contrattuale firmato il 1 aprile all’ARAN, ha evidenziato con fermezza (e inserito come nota a verbale) il persistere di due criticità evidenti nel rinnovo del CCNL istruzione e Ricerca 2025-2027: aumenti salariali appena allineati ad una previsione inflattiva già oggi ottimistica e senza il recupero della pesante perdita di potere d’acquisto subita nel precedente contratto; ingiustificata penalizzazione economica di Ricercatori e Tecnologi rispetto agli altri profili. Infatti, nel triennio di riferimento 2025-2027 il cumulato dell’inflazione (IPCA) è pari al 5,58%, ma la previsione per il 2026 e il 2027 rischia di essere sottostimata come conseguenza delle tensioni internazionali. A questo si aggiunge una questione interna al comparto che non trova alcuna giustificazione: ancora una volta, la distribuzione degli aumenti penalizza Ricercatori e Tecnologi rispetto al personale tecnico e amministrativo di supporto alla ricerca. In questo contesto, gli aumenti proposti dall’ARAN per il triennio del CCNL 2025-2027 si collocano appena in linea con una programmazione irrealistica. Va inoltre ricordato, con estrema chiarezza, che il personale della ricerca arriva a questo rinnovo dopo avere già perso oltre il 10% di potere d’acquisto nel precedente CCNL. Il dato politico è semplice: nel triennio 2022-2024 l’IPCA è cresciuto del 16,3%, mentre l’aumento contrattuale si è fermato al 5,99%. Il nuovo rinnovo, dunque, non parte da zero: parte da una perdita già subita e non recuperata. Negli ultimi rinnovi contrattuali, le retribuzioni di Ricercatori e Tecnologi sono cresciute in misura minore rispetto al personale tecnico-amministrativo (CCNL 2022-2024 5,99% contro 6,28%) tale sperequazione è ancora più evidente nel rinnovo contrattuale 2025-2027: 5,57% contro 6,94%. Infatti, ai profili IV-VIII è riconosciuto al 1° gennaio 2026 circa il 76% dell’aumento retributivo a regime (ossia a decorrere dal 1/1/2027), mentre ai R&T la retribuzione aumenta solo del 68%. A questa già marcata sperequazione si aggiunge l’ulteriore mazzata data sulle indennità: il CCNL appena firmato riconosce per il triennio 2025-2027 ai Ricercatori e Tecnologi un aumento della IVP di appena il 4,72%, a fronte di un incremento della Indennità di Ente annua dei livelli IV-VIII pari al 10,23%. Una analoga disparità era già stata prodotta nel precedente rinnovo 2019-2021: +5,58% per la IVP dei R&T, contro +25,62% del rimanente personale.     Questa tendenza si inserisce in una deriva più lunga e strutturale. Nel periodo 1997-2027, gli aumenti cumulati delle retribuzioni tabellari si collocano per i R&T tra il 65% e il 125%, mentre per i livelli IV-VIII tra il 155% e il 217%. La forbice è enorme e non può più essere liquidata come effetto marginale o tecnico: è una scelta che nel tempo sta penalizzando sistematicamente i Ricercatori e Tecnologi. Questo squilibrio era già stato denunciato anni fa e oggi si ripresenta con la medesima logica: il personale che regge direttamente la funzione scientifica e tecnologica continua a essere trattato peggio sul piano retributivo. Questa continua umiliazione del personale R&T è stata segnalata esclusivamente dalla nostra Organizzazione Sindacale, l’unica e sola che mette al centro i Ricercatori e Tecnologi, protagonisti della ricerca e attori fondamentali per il reperimento delle risorse economiche necessarie alla sopravvivenza degli EPR e quindi del personale di ricerca TUTTO, particolarmente in ENEA dove il Contributo Ordinario dello Stato copre a malapena il 60% delle spese di funzionamento.     Il Direttivo FGU-ANPRI ENEA http://

  • Comunicati INGV INGV Comunicato sindacale del 31 marzo 2026 Attività fuori sede dei R&T, il Tribunale di Torino conferma: ora servono atti conseguenti negli EPR.

      Con la sentenza n. 1032/2025, depositata il 25 marzo 2026, anche il Tribunale di Torino ha confermato con chiarezza ciò che la FGU-DR-ANPRI sostiene da sempre: i Ricercatori e i Tecnologi possono svolgere l’attività fuori sede ovunque ritengano che ciò sia necessario e funzionale alle proprie attività scientifiche e di ricerca, compreso il proprio domicilio. L’autocertificazione mensile costituisce titolo idoneo a comprovare lo svolgimento dell’attività fuori sede e a fondare il diritto alla retribuzione. Si tratta di un principio semplice, lineare, perfettamente coerente con il contratto e con l’assetto ordinamentale degli Enti Pubblici di Ricerca. Proprio per questo è grave che, ancora una volta, sia stato necessario ricorrere al giudice per ottenere il riconoscimento di un diritto che discende in modo limpido dal CCNL, dalla legge e dai principi costituzionali che tutelano la ricerca e la sua autonomia. La sentenza richiama infatti l’art. 9 e l’art. 33 della Costituzione, nonché l’art. 7, comma 2 e l’art. 15, comma 2, del d.lgs. 165/2001, ricordando che le amministrazioni pubbliche garantiscono l’autonomia professionale nello svolgimento dell’attività scientifica e che, negli enti di ricerca, le attribuzioni della dirigenza amministrativa non si estendono alla gestione della ricerca. Richiama inoltre il d.lgs. 218/2016, che impone agli enti di assicurare ai Ricercatori e Tecnologi la necessaria flessibilità lavorativa funzionale all’adeguato svolgimento delle attività di ricerca. Il problema non è soltanto giuridico: è anche politico e organizzativo. In troppi casi le amministrazioni degli EPR, che dovrebbero svolgere una funzione di supporto e facilitazione, hanno finito per assumere un ruolo eccessivamente invasivo e prescrittivo, non coerente con l’autonomia della ricerca. In un Ente Pubblico di Ricerca il supporto deve restare supporto, non può trasformarsi in un livello improprio di indirizzo o di controllo del lavoro scientifico. Non può diventare il luogo da cui si pretende di definire, limitare o disciplinare il lavoro scientifico di chi assicura la missione scientifica e tecnologica dell’Ente. Il cuore di un EPR è la Ricerca e ogni struttura di supporto trova la propria piena legittimazione nella capacità di sostenerla efficacemente. Per evidenziarlo basta rendere operativo un riferimento di legge già esistente (l’Art. 7 e l’Art. 19-bis, comma 3, del D.Lgs. 150/2009): la valutazione partecipativa dei servizi interni. Poiché Ricercatori, Tecnologi e personale tecnico sono gli utenti interni dei servizi amministrativi, che siano queste figure professionali a chiarire cosa funziona e cosa no, quali procedure siano adeguate alla missione dell’EPR e quali invece rappresentino ostacoli e rallentamenti nella medesima prospettiva, quali strutture producano valore e quali siano diventate autoreferenziali. Si tratta di aspetti che non possono essere valutati unilateralmente, senza il coinvolgimento della comunità scientifica e professionale interessata. In questa stessa prospettiva, va inoltre aperto un confronto serio anche sull’eventuale ricorso a forme esterne di supporto per attività amministrative standardizzabili che non richiedano un presidio diretto dell’Ente, laddove ciò risulti realmente utile a semplificare i processi, alleggerire appesantimenti impropri e rafforzare il sostegno alla missione scientifica dell’EPR. Alla luce di quanto affermato nella sentenza, La FGU-DR-ANPRI chiede, quindi, all’Amministrazione dell’INGV il pieno rispetto dell’art. 58 del CCNL e della giurisprudenza che ne conferma la corretta interpretazione: la cessazione di ogni prassi, circolari o regolamenti che subordinino l’attività fuori sede a vincoli non previsti dalla normativa contrattuale; la netta distinzione tra attività fuori sede e lavoro agile, senza forzature interpretative; il ritiro o la revisione di atti interni, istruzioni o orientamenti che comprimano l’autonomia professionale dei R&T; l’apertura di un confronto vero sull’organizzazione dei servizi amministrativi, tecnici e gestionali, mediante misurazione dell’efficacia rispetto alla missione scientifica dell’Ente; l’attivazione di strumenti di valutazione partecipativa dei servizi interni da parte di Ricercatori, Tecnologi e personale tecnico. La FGU-DR-ANPRI chiede all’Amministrazione INGV di avviare immediatamente una ricognizione di tutti gli accordi di lavoro agile stipulati con Ricercatori e Tecnologi e di riesaminare, per revocare o rimuovere, quelli che siano stati utilizzati in contrasto con l’art. 58 del CCNL, per disciplinare attività che dovevano essere semplicemente ricondotte all’attività fuori sede. La sentenza evidenzia infatti che la necessità di predisporre un progetto, chiedere autorizzazioni preventive e sottostare a limiti organizzativi propri del lavoro agile può precludere e disincentivare attività di ricerca spontanee o non programmabili, risultando incompatibile con l’autonomia e la flessibilità che devono essere assicurate ai Ricercatori e Tecnologi. Attualmente gli artt. 5-9-10 dell’accordo individuale del lavoro agile INGV (mai discusso con le OO.SS) ancorano la prestazione a “obiettivi” amministrativi e alla verifica secondo il Sistema di Misurazione e Valutazione della Performance (SMVP) del datore, modello proprio dell’amministrazione generale, non della ricerca scientifica: questo impianto è incompatibile con la valutazione tra pari e con l’autonomia tecnico-scientifica dei R&T. Occorre inoltre affermare un principio di responsabilità. Quando le amministrazioni promuovono interpretazioni illegittime, costringono i lavoratori al contenzioso e poi risultano soccombenti, il danno non è solo economico anche per il forte squilibrio di potere tra le parti sul piano della tutela legale: le amministrazioni si avvalgono di strutture e uffici già posti a carico dell’Ente, mentre i dipendenti devono sostenere personalmente le spese della propria difesa. A ciò si somma un costo umano, professionale e un malessere organizzativo fatto di tensioni, sfiducia, tempo sottratto al lavoro scientifico e deterioramento del clima interno. Per questo, rispetto a tali scelte organizzative e interpretative, non possono mancare  chiare assunzioni di responsabilità. La FGU-DR-ANPRI, continuerà a difendere con determinazione la dignità professionale, l’autonomia e i diritti dei Ricercatori e Tecnologi, componenti centrali della missione degli EPR. La tutela della categoria dei R&T coincide con la tutela degli EPR, della loro missione scientifica e, quindi, necessariamente, dell’intera comunità professionale che vi opera. Fuori sede vuol dire fuori sede. Autocertificazione vuol dire autocertificazione. Autonomia vuol dire autonomia. E la Ricerca non è un’appendice tollerata della macchina amministrativa: è la sua ragione, il suo fondamento, il suo alibi morale e giuridico per esistere. FGU-DR-ANPRI INGV http://

AREA STAMPA

  • area stampa RASSEGNA STAMPA “In Danimarca se lavori bene scommettono su di te. In Italia solo tirocini e rimborsi spese” – INTERVISTA A ILFATTOQUOTIDIANO.IT

    Intervista a un cervello in fuga sul fattoquotidiano.it Matteo Di Felice, 24 anni, dopo la laurea a Roma si è trasferito per la specialistica a Copenhagen, dove lavora per una società privata. Parla di stipendi agganciati all’inflazione, un’ottima qualità di vita e una gerarchia orizzontale all’interno delle aziende “Dopo due mesi di contratto a tempo determinato mi hanno offerto l’indeterminato, tanti miei amici in Italia fanno solo tirocini a rimborso spese. Qui se fai il tuo lavoro e sai relazionarti con gli altri le aziende sono pronte a scommettere su di te”. Siamo in Danimarca, nella capitale Copenaghen, e a parlare è Matteo Di Felice, 24enne romano che dopo una laurea triennale in Economia e Management nella sua città e una specializzazione in logistica alla Copenhagen Business School, oggi lavora in un’azienda privata nel paese scandinavo. Quando è stato il momento di iniziare a lavorare, Matteo non ha preso in considerazione l’Italia. “Perfino lo stipendio da studente lavoratore, aggiunto alla borsa di studio, era tre volte superiore a quello che avrei preso da noi ad inizio carriera”, dichiara a ilfattoquotidiano.it. In Danimarca, infatti, se lavori un minimo di 11 ore settimanali da studente hai diritto ad una borsa di studio. La scelta di dove iniziare la propria carriera, però, non si è basata su un mero calcolo economico. “Qui l’equilibrio tra vita privata e lavoro per i propri dipendenti viene ricercato dalle aziende stesse. E nella mia azienda quando comunichi la malattia il datore di lavoro la può registrare anche a fine mese, c’è una logica di dare fiducia ai dipendenti”. Un altro fattore chiave è la responsabilità. “Quando ho iniziato – ricorda Matteo – non portavo i caffè ai capi o ai colleghi più anziani, ma mi venivano assegnate delle mansioni che potevano avere una conseguenza dal punto di vista finanziario dell’azienda. Ovviamente, sei supervisionato, ma fai dei compiti, non li osservi semplicemente aspettando di avere la tua occasione”. E anche le relazioni tra colleghi e capi seguono logiche diverse. “Nei paesi del Nord Europa c’è una gerarchia orizzontale – afferma Matteo –, io posso andare a giocare a padel con miei capi e poi andare in ufficio. In Italia le gerarchie sono ancora verticali, separate. Qui anche l’amministratore delegato di un’azienda sa che un manager dopo 5 anni potrebbe prendere il suo posto. È la meritocrazia. Non ti chiedono chi sei o da dove vieni. Ti relazioni con i tuoi colleghi? Sei una brava persona anche fuori dal posto di lavoro? Rispetti le deadline che ti vengono affidate? Farai carriera”. E l’attrattività passa anche per la qualità della vita fuori dall’ambiente di lavoro. “Non ci sarà spesso il sole come in Italia – racconta – ma gli stipendi sono adeguati all’inflazione, la burocrazia online funziona, anche sanitaria, e ti permette di risolvere qualsiasi problema in pochi giorni. La città è sicura, una ragazza può girare da sola di notte senza ansie. Se non vuoi usare un’auto ci sono quattro linee di metro che funzionano h24 per una superfice minore di quella di Roma”. A quali condizioni tornerebbe in Italia? “Anche se il mercato del lavoro cambiasse sarebbe un processo lungo. Difficilmente in meno di dieci anni si potrebbe fare un paragone con altri Stati europei. Ed è un peccato vista l’eredità lavorativa italiana, stiamo perdendo il futuro”. La storia di Matteo è simile a quella di tanti altri giovani, e non solo, che stanno lasciando il Paese. Mezzo milione solo tra il 2022 e il 2024. “Creare le condizioni perché possano restare, o scegliere di tornare, non è semplicemente un dovere: è un imperativo strategico per il futuro stesso dell’Italia”, dice Fabio Di Felice, papà di Matteo e ricercatore italiano, che lo anche in una lettera inviata a Mattarella. “Oggi in Italia un ricercatore guadagna cifre lontanissime dai 70mila euro dei nostri giovani in Danimarca e potrebbe non vederli nemmeno a fine carriera – afferma Eleuterio Spiriti, coordinatore nazionale di Federazione Gilda Unams Dipartimento Ricerca –. Ma più in generale pesa la scarsa considerazione del Paese nei confronti del nostro lavoro. Il nostro sistema spende in media ben oltre 100mila euro per formare un talento che poi, con le sue capacità, arricchirà altre comunità nazionali. Una situazione che deve cambiare”. Sei un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com di Marco Vesperini FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO  

  • area stampa RASSEGNA STAMPA “Mio figlio realizzato in Danimarca, ecco perché ho scritto a Mattarella” – RADIO IN BLU 2000

    Intervista del ricercatore Di Felice (Fgu- Dipartimento ricerca) a Radio Inblu2000 Link per il servizio completo: https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=0_7si28xbf

  • area stampa RASSEGNA STAMPA Padre scrive a Mattarella: “Cosi la Danimarca premia la ricerca” – AVVENIRE

    “Le scrivo come ricercatore italiano, ma soprattutto come padre di un neolaureato”

  • area stampa RASSEGNA STAMPA Fuga dei cervelli, la lettera di un padre-ricercatore a Mattarella: «Presidente, mio figlio è andato via. In Italia stage gratis, all’estero 70mila euro l’anno» – OPEN

    «I ragazzi cercano fuori quello che qui stenta ad aprirsi. Nel nostro Paese percorsi umilianti», si legge nella missiva Un padre. Un ricercatore. E una lettera che racchiude l’orgoglio per un figlio brillante misto al dolore per un Paese che continua a lasciar partire i suoi giovani migliori. È l’appello che Fabio Di Felice, ricercatore dell’Ingv, ha indirizzato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Inizia così l’accorata lettera: «Le scrivo come ricercatore italiano, ma soprattutto come padre di un giovane neolaureato: so quanto il tema della fuga dei cervelli Le stia a cuore e proprio per questa sua sensibilità mi rivolgo a Lei con fiducia». «In Italia percorsi umilianti» Il figlio di Di Felice, Matteo, ha appena concluso un percorso di studi all’università di Copenhagen in Danimarca. Un traguardo che si è subito tradotto in proposte di lavoro concrete. Il padre, nella sua lettera, non parla solo di Matteo. Racconta un’intera generazione: «Sono un esempio di come bravura, impegno e dedizione possano costruire un futuro professionale certo. Con un salario medio di circa 70mila euro lordi annui, lavorano in settori innovativi e di prestigio, riuscendo a vivere serenamente e beneficiando di un sistema di welfare che in Italia resta solo un’aspirazione». Una differenza sostanziale rispetto alla piega che ha preso il nostro Paese. «In Italia la prospettiva più probabile sarebbe stata quella di stage sottopagati, senza contributi né futuro certo. Un percorso umiliante in cui ci si può ritrovare a fare fotocopie o a portare il caffè al capo o al professore con cui si collabora, in attesa di un’opportunità che forse non arriverà mai», commenta il ricercatore. «I ragazzi cercano all’estero quello che qui stenta ad aprirsi» Il suo è un grido d’allarme. «L’Italia non può più permettersi di perdere le sue menti più brillanti e volenterose», chiosa. La richiesta al presidente Mattarella è chiara: trasformare questa emergenza in «un imperativo strategico per il futuro del Paese creando le condizioni affinché i giovani possano restare o scegliere di tornare». L’appello è anche simbolico: «Papà ricercatore, anzi il papà di tutti questi ragazzi», si firma infatti Di Felice. Ed è a nome di tutti quei genitori, insegnanti e ricercatori che vedono i propri figli e studenti lasciare l’Italia per costruirsi un futuro altrove. «Tanti ragazzi cercano all’estero un orizzonte che qui stenta ad aprirsi e così la ricerca italiana anela a quello “spazio” – normativo, economico e sociale – per poter respirare, crescere e trattenere i suoi talenti», conclude. Il sindacato Fgu-Ricerca: «Scarsa considerazione del lavoro» A raccogliere lo sfogo del ricercatore è il coordinatore nazionale del sindacato Federazione Gilda Unams della sezione ricerca, . «Oggi in Italia un ricercatore guadagna cifre lontanissime dai 70mila euro dei nostri giovani in Danimarca e potrebbe non vederli nemmeno a fine carriera», commenta il sindacalista. «Ma più in generale pesa la scarsa considerazione del Paese nei confronti del nostro lavoro. Un vero peccato, dato che l’economia italiana soffre cronicamente di bassa produttività, figlia anche della carenza di innovazione cui la ricerca, di base e applicata, dà un contributo decisivo». FONTE: OPEN https://www.open.online/2025/04/04/lettera-ricercatore-mattarella-contro-fuga-cervelli/

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