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05/09/2026
FGU – Dipartimento Ricerca – Sezione ANPRI
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Bernini: “Non tutti i ricercatori sono uguali, puntiamo su diversi tipi di contratto”
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ASSEMBLEA NAZIONALE PERSONALE ENTI PUBBLICI RICERCA SU IPOTESI CCNL 2019-2021 “MOLTE OMBRE PER LA RICERCA PUBBLICA”

GIOVEDÌ 27 LUGLIO 2023 ore 11:00

IN EVIDENZA

  • Comunicati FGU RICERCA ANPRI EPR In evidenza COMUNICATO FGU-RICERCA-ANPRI 24/7/2026: Incontro al MUR con le rappresentanze sindacali

    Nel corso dell’incontro del 21 luglio 2026 presso il Ministero dell’Università e della Ricerca sono stati forniti alcuni aggiornamenti riguardanti gli Enti pubblici di ricerca. FGU-DR-ANPRI ha, quindi, illustrato le proprie posizioni sulla piena attuazione del d.lgs. 218/2016 e sulla tutela ordinamentale dei Ricercatori e Tecnologi.   Dirigenti amministrativi, finanziamento ordinario, nuovo comparto per università e EPR e protocollo di intesa per gli EPR. Il MUR ha confermato l’intenzione politica della Ministra di eliminare il limite numerico di 35 dirigenti amministrativi negli EPR vigilati dal Ministero. La modifica dovrebbe essere inserita nel testo del Decreto legge sulla P.A., tenendo conto delle conseguenti esigenze finanziarie. È stata, inoltre, prospettata la possibilità di utilizzare anche procedure interne agli Enti per l’accesso agli incarichi dirigenziali, valorizzando professionalità già presenti nelle strutture. Sul finanziamento ordinario degli Enti, il Ministero ha comunicato che le risorse non riferite a specifici progetti internazionali sono state ricondotte alla quota ordinaria. L’obiettivo dichiarato è ampliare i margini di autonomia degli EPR e rendere disponibili risorse utilizzabili, ove ritenuto opportuno, anche per assunzioni, progressioni e stabilizzazioni. È stato, inoltre, comunicato che la disposizione relativa alla costituzione di un comparto del CCNL dedicato esclusivamente a Università e Ricerca, inizialmente ipotizzata nel decreto-legge sulla Pubblica amministrazione, con ogni probabilità non sarà inserita nel provvedimento. La questione resta aperta, anche a seguito delle riserve espresse dal Ministero dell’istruzione e del merito. Il MUR ha, infine, espresso la disponibilità a definire  un protocollo di intesa per gli EPR (a costo zero) volto a rafforzare l’autonomia effettiva degli EPR e a dare continuità allo spirito del d.lgs. 218/2016. Il Ministero si è impegnato a elaborare una prima serie di punti e a proseguire il confronto con le organizzazioni sindacali entro la fine di luglio 2026. Le posizioni espresse da FGU-DR-ANPRI FGU-DR-ANPRI ha ribadito la necessità di dare piena attuazione al d.lgs. 218/2016 e di rafforzare la tutela ordinamentale dei Ricercatori e Tecnologi degli EPR.  In tale quadro, è stata rinnovata la richiesta di attivare il Consiglio nazionale dei Ricercatori e Tecnologi (CNRT), previsto dallo stesso decreto, affinché alla rappresentanza dei vertici espressa da CoPER e CODIGER si affianchi una rappresentanza istituzionale della comunità scientifica e tecnologica. La Carta europea dei ricercatori e le prerogative riconosciute ai R&T continuano infatti a essere applicate in modo disomogeneo e risultano spesso compresse da regolamenti, circolari e disciplinari interni più restrittivi delle leggi e del CCNL. FGU-DR-ANPRI ha pertanto chiesto al MUR di esercitare con maggiore incisività le proprie funzioni di vigilanza, indirizzo e valutazione degli EPR a tutela della Ricerca (ai sensi del D.P.R. n.62 del 4 aprile 2025), anche per prevenire un contenzioso che troppo spesso costringe il personale a rivolgersi ai tribunali.   Autonomia professionale e vigilanza del MUR Sono state segnalate, negli EPR, alcune criticità ricorrenti: limitazioni improprie dell’attività lavorativa fuori sede prevista dall’art. 58 del CCNL; applicazione indistinta delle direttive sulla formazione del Ministro della P.A. del 2023 e del 2025, con percorsi amministrativi generalisti imposti anche ai R&T che già svolgono uno sviluppo professionale continuo; vincoli e autorizzazioni eccessivi sulla docenza esterna e sulle attività di diffusione della conoscenza; mancato rispetto della cadenza biennale delle procedure selettive ex art. 15 del CCNL, per insufficiente programmazione delle risorse o per tempi incompatibili con una reale valorizzazione professionale.   Valutare le amministrazioni sulla capacità di sostenere la ricerca FGU-DR-ANPRI ha evidenziato l’autoreferenzialità dei sistemi di misurazione e valutazione della performance (SMVP) degli EPR. Direttori generali, dirigenti e uffici vengono spesso valutati sulla produzione di atti, regolamenti e procedure, senza misurare adeguatamente se tali attività abbiano agevolato davvero la ricerca oppure prodotto ritardi, vincoli e inefficienze (Analysis n. 1 dicembre 2025). È stato chiesto al MUR un indirizzo specifico affinché: gli obiettivi delle strutture amministrative siano collegati alla missione scientifica dell’Ente; la performance sia misurata mediante indicatori concreti, quali i tempi di acquisto, di rimborso delle missioni, di stipula dei contratti e delle convenzioni, di pagamento e di rendicontazione; i dipendenti, quali utenti interni, partecipino alla valutazione della qualità, tempestività, trasparenza e capacità risolutiva dei servizi; tale valutazione incida effettivamente sulla performance dirigenziale e sulle indennità di risultato, in applicazione degli artt. 7 e 19-bis del d.lgs. 150/2009.   Confusione dei profili e rischio di snaturamento degli EPR FGU-DR-ANPRI ha denunciato l’utilizzo dei profili di Tecnologo (i cosiddetti tecnologi gestionali) e CTER per l’inquadramento di personale che continua a svolgere prevalentemente funzioni amministrative ordinarie (funzionari amministrativi e CAM). Come ricordato dalla Ministra Bernini: «Ricercatori e tecnologi degli EPR non sono figure amministrative: producono conoscenza, sviluppano tecnologie, gestiscono infrastrutture e tengono l’Italia dentro le grandi reti scientifiche internazionali», (Analysis n.3 Giugno 2026). Gli inquadramenti devono quindi corrispondere alle funzioni effettivamente svolte, senza confondere carriere, prerogative e risorse destinate alla ricerca: le controindicazioni sono dannose per tutti. Anche l’eventuale aumento della dirigenza amministrativa dovrà essere giustificato da reali esigenze organizzative, con trasparenza sui costi e obiettivi direttamente collegati al sostegno della missione scientifica. Conclusioni Applicare pienamente il d.lgs. 218/2016 è il primo passo; completarlo con uno stato giuridico per legge è la condizione per rendere stabile e realmente esigibile l’autonomia professionale dei R&T riconoscendo al MUR un ruolo unitario di indirizzo e coordinamento del sistema pubblico della ricerca. La Segreteria Nazionale di FGU Dipartimento Ricerca

  • Comunicati FGU RICERCA ANPRI Comunicati sindacali EPR In evidenza COMUNICATO 26/5/2026: Riscatto laurea e dottorato ai fini liquidativi: il CNR restituisce le somme. FGU-Ricerca-ANPRI avvia ricognizione comparto EPR

    FGU-Ricerca-ANPRI informa i Ricercatori e Tecnologi degli Enti Pubblici di Ricerca che, presso il CNR, sono emerse numerose situazioni critiche relative al riscatto degli anni di laurea e/o dottorato ai fini liquidativi, effettuato mediante trattenute in busta paga nei confronti di personale in regime di TFR. Benché la normativa applicabile al pubblico impiego, a seguito del passaggio dal regime TFS al regime TFR, avesse escluso il riscatto degli anni di laurea e/o dottorato ai fini liquidativi per il personale assunto dal 1° gennaio 2001, il CNR avrebbe accolto domande di riscatto presentate da dipendenti assunti dopo tale data, applicando trattenute mensili in busta paga per periodi anche molto lunghi. Per quanto a noi noto solo nel 2026 l’Ente ha comunicato ai dipendenti interessati che tali riscatti non erano compatibili con il regime TFR e ha disposto la restituzione delle somme trattenute. Tale restituzione è avvenuta nel cedolino di aprile 2026 per i soli importi nominali, senza rivalutazione monetaria e senza interessi legali. Si precisa che la vicenda non riguarda il riscatto ai fini pensionistici, che segue regole e procedure diverse, ma esclusivamente il riscatto ai fini liquidativi, cioè relativo al trattamento di fine servizio/fine rapporto. La questione solleva interrogativi di carattere generale, perché la disciplina TFS/TFR e le relative procedure amministrative interessano l’intero comparto degli Enti Pubblici di Ricerca. È quindi necessario verificare se, anche in altri Enti, siano state adottate prassi analoghe. In particolare, occorre accertare l’eventuale presenza di: accoglimento di domande di riscatto degli anni di laurea e/o dottorato ai fini liquidativi presentate da personale assunto dopo il 1° gennaio 2001; trattenute in busta paga per riscatti non compatibili con il regime TFR; restituzioni recenti di somme trattenute; eventuali comunicazioni dell’Amministrazione. La FGU-DR-ANPRI sta valutando, con i propri consulenti, le possibili iniziative da intraprendere a tutela dei lavoratori coinvolti, anche per verificare se la restituzione dei soli importi nominali sia sufficiente o se debbano essere riconosciuti anche interessi legali, rivalutazione monetaria o ulteriori forme di tutela. Per questo motivo, la FGU-DR-ANPRI invita i colleghi di tutti gli Enti Pubblici di Ricerca a verificare la propria posizione individuale e a segnalare al Sindacato eventuali casi analoghi a quelli emersi presso il CNR, o comunque situazioni dubbie. La FGU-DR-ANPRI seguirà la vicenda con la massima attenzione, perché la corretta applicazione della normativa previdenziale e liquidativa non può ricadere, dopo anni, sui lavoratori che hanno confidato negli atti adottati dalla propria Amministrazione. FGU – Dipartimento Ricerca

  • In evidenza FGU incontra RESAVER 9 APRILE 2026

    Giovedì 9 aprile 2026, presso la sede della FGU-ANPRI a Roma, si è svolto un incontro tra Agustin Calvo, manager per lo sviluppo del progetto europeo RESAVER (www.resaver.eu), ed una rappresentanza di FGU-Ricerca-ANPRI guidata dal segretario generale, prof. E. Spiriti. RESAVER è un Fondo Pensionistico modellato sulle carriere dei ricercatori che operano nella Comunità Europea, che sono caratterizzate da un’elevata mobilità, e fornisce una pensione complementare con un piano di accumulo altamente flessibile e “trasparente” correlato allo stato professionale nel quale il ricercatore si trova temporaneamente ad essere impiegato. RESAVER è finanziato, promosso e supervisionato dalla Commissione Europea, e al momento vede l’adesione prevalentemente di Istituti di Ricerca privati. Il dr. Calvo ha illustrato le iniziative per sensibilizzare gli Enti Pubblici di Ricerca e le Istituzioni pubbliche e private anche in Italia ad aderire a RESAVER, offrendo a tutto il personale ed in particolare al personale con elevata mobilità la possibilità di costruirsi nel tempo una pensione calibrata sulle proprie esigenze lavorative.  

NOTIZIE

  • News Formazione in azienda: rinnovata la convenzione Inapp-Fondimpresa

    ROMA, 2 settembre – Un rinnovo triennale (2026-2029) per la convenzione tra Inapp e Fondimpresa. Lo scopo è consolidare le attività di monitoraggio e valutazione della formazione continua finanziata dal Fondo. L’accordo rafforza una collaborazione istituzionale avviata nel 2018 e finalizzata a migliorare la conoscenza degli effetti della formazione sulle imprese, sui lavoratori e sul sistema produttivo nel suo complesso. L’intesa punta a sviluppare strumenti e metodologie sempre più avanzati per analizzare l’efficacia degli interventi formativi, valorizzare le buone pratiche e supportare le politiche per lo sviluppo delle competenze. Particolare attenzione sarà dedicata alla valutazione dell’impatto della formazione sui percorsi professionali dei lavoratori, sulle performance aziendali e sui processi di innovazione organizzativa e produttiva. Tra le novità della convenzione figura l’utilizzo di tecniche di Intelligenza artificiale per l’analisi dei dati e dei contenuti dei piani formativi. Le attività congiunte prevedono infatti la sperimentazione di modelli innovativi per individuare tendenze emergenti, analizzare i fabbisogni professionali e approfondire il rapporto tra formazione, competenze e trasformazioni del lavoro. L’accordo consentirà inoltre di rafforzare strumenti consolidati come l’indagine Rola (Rilevazione delle opinioni dei lavoratori e delle aziende) e il progetto “Storie di Formazione”, che raccolgono evidenze qualitative e quantitative sui risultati degli interventi finanziati da Fondimpresa. La convenzione prevede infine approfondimenti sui fabbisogni professionali emergenti legati alla transizione digitale, alla sostenibilità ambientale e all’introduzione dell’Intelligenza artificiale, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di politiche e strategie sempre più efficaci per la formazione continua e la crescita delle competenze nel Paese.      

  • News Cnr: bando per due Laboratori congiunti internazionali

    ROMA, 1 settembre – Rimarrà aperto fino al 15 ottobre il bando per la costituzione di due Laboratori congiunti internazionali del Cnr per il triennio 2027-2029. La tematica prescelta è: Ingegneria, Ict e tecnologie per l’energia e i trasporti; in particolare le aree Pervasive Artificial Intelligence e Innovative Methods and Advanced Technologies for Aerospace. Il Laboratorio congiunto è aperto alla partecipazione di altri enti ed istituzioni di ricerca e/o industrie italiani e stranieri, che potranno partecipare alla costituzione del laboratorio stesso con personale e/o finanziamenti propri. Le proposte per la costituzione del Laboratorio Congiunto dovranno corrispondere ai requisiti di seguito elencati. I laboratori dovranno essere finanziati da ciascuna istituzione partecipante per un periodo di tre anni. Il Cnr finanzierà ciascun Laboratorio congiunto (per un importo compreso tra 30mila e 50mila euro per anno), in relazione al programma ed al preventivo di spesa presentati. Nella domanda andranno indicati eventuali ulteriori finanziamenti messi a disposizione da altre istituzioni. Le domande dovranno giungere entro e non oltre le ore 12.00 del 15 ottobre 2026. Link per nuova procedura online con credenziali Siper: https://labcon.cnr.it

  • News Rapporto Ispra: nel 2024 rifiuti speciali oltre le 172 milioni di tonnellate

    ROMA, 24 luglio – Crescono i rifiuti speciali in Italia. Nel 2024 la prodizione complessiva di scarti derivanti da attività industriali, commerciali, artigianali, di servizio, di trattamento rifiuti e risanamento, ha subito una netta accelerazione, superando i 172 milioni di tonnellate e registrando un incremento del +4,6% rispetto al 2023 (circa 7,6 milioni di tonnellate in più), un dato che evidenzia un forte scollamento rispetto alla crescita più contenuta dell’economia nazionale, che nello stesso periodo ha segnato un +0,8% del PIL e un +1,3% dei consumi. Sono i dati che arrivano dal Rapporto Ispra. Nei settori chiave l’edilizia è in cima alla lista. Il settore delle costruzioni e demolizioni si conferma il principale motore della produzione di rifiuti speciali, generando da solo 90,4 milioni di tonnellate (il 52,5% del totale nazionale). Seguono a distanza trattamento rifiuti e risanamento (23,1%), attività manifatturiere: 15,9%, altre attività economiche (8,5%). La quasi totalità dei rifiuti speciali prodotti è di natura non pericolosa (93,7%), in crescita del +4,5% rispetto al 2023. I rifiuti pericolosi si attestano a 10,8 milioni di tonnellate, registrando comunque un aumento più marcato in termini percentuali (+6,0%, pari a 612 mila tonnellate in più). La geografia dei rifiuti speciali riflette la densità del tessuto industriale del Paese, concentrandosi prevalentemente nelle regioni settentrionali. Il Nord traina con il 56% di produzione; la sola Lombardia ne produce 36,4 milioni (il 21,2% del dato italiano), seguita da Veneto (18 milioni), Emilia- Romagna (15 milioni) e Piemonte (13,9 milioni). Centro Italia: 31,3 milioni di tonnellate (18,2% del totale). I valori maggiori si registrano in Toscana (11,5 milioni) e Lazio (11,2 milioni). Nel Sud Italia se ne producono 44,3 milioni di tonnellate (25,8% del totale); la Campania è la regione con la produzione più alta dell’area con 11,7 milioni di tonnellate, seguita da Sicilia (10,1 milioni) e Puglia (9,3 milioni). I dati 2024 sulla gestione dei rifiuti speciali ci dicono che in Italia sono stati gestiti 187,2 milioni di tonnellate, di cui il 94,8 non pericolosi. (177,5 milioni di tonnellate). Il ricorso alla discarica è in progressivo calo: -2% sul 2023 -23,9% rispetto al 2021. Il recupero è la via maestra: in particolare quello di materia rappresenta ben il 74,3% della gestione (139,1 milioni di tonnellate, in crescita del +6,4% rispetto al 2023). Lo smaltimento si ferma al 13,9%. Importiamo invece 7 milioni di tonnellate (principalmente rottami metallici da Germania e Francia per le nostre acciaierie) ed esportiamo 5,1 milioni di tonnellate (soprattutto verso la Germania). La rete impiantistica presenta 10.563 impianti attivi. La Lombardia si conferma il fulcro nazionale ospitandone quasi il 20% (2.068 infrastrutture). Il Rapporto: https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2026  

  • News Biotecnologie: accordo tra il Cnr e il cinese Xianghu Laboratory

    ROMA, 23 luglio – Rafforzare la cooperazione scientifica tra Italia e Cina nei settori della ricerca bio-agroalimentare, delle biotecnologie e dell’innovazione per sistemi alimentari sostenibili. È questo l’obiettivo dell’accordo firmato a Roma, alla sede centrale del Cnr, tra il Dipartimento di scienze bio-agroalimentari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Disba) e lo Xianghu Laboratory di Hangzhou (Cina) per sviluppare progetti congiunti nei settori delle biotecnologie, dell’agricoltura sostenibile, degli alimenti funzionali e della salute. Il Framework Cooperation Agreement ha la durata di sei anni e rappresenta la cornice istituzionale entro la quale le due organizzazioni svilupperanno specifici accordi operativi dedicati a progetti congiunti di ricerca, mobilità di ricercatori, condivisione di infrastrutture scientifiche, formazione e trasferimento tecnologico. La firma è avvenuta nell’ambito della visita istituzionale della delegazione dello Xianghu Laboratory presso il Cnr, articolata in due giornate di confronto dedicate alla presentazione delle attività di ricerca, delle infrastrutture scientifiche e delle prospettive di collaborazione tra le due istituzioni. Tra i temi affrontati, anche il progetto multidisciplinare Foe 2021 Nutrage, presentato quale esempio dell’approccio integrato del Cnr sui temi della nutrizione e della salute, e una tavola rotonda dedicata all’individuazione di future sinergie scientifiche. Dal Consiglio nazionale delle ricerche commentano: “Il Framework Cooperation Agreement consolida il dialogo scientifico tra il Cnr e la Cina e rappresenta un investimento strategico nella costruzione di partnership internazionali di lungo periodo, favorendo la nascita di progettualità congiunte e lo sviluppo di nuove opportunità di ricerca, innovazione e formazione”.

COMUNICATI SINDACALI

  • Comunicati CNR Comunicati sindacali Comunicato CNR 27-7-2026: Conservazione dell’anzianità nei passaggi di livello:  invito all’invio di una diffida ad adempierea fini cautelativi

    Negli ultimi giorni sono circolate informazioni relative ad alcune recenti pronunce giudiziarie riguardanti il riconoscimento dell’intera anzianità di servizio nel profilo in occasione dei passaggi di livello dei Ricercatori e Tecnologi, pronunce che avrebbero riconosciuto il diritto alla conservazione integrale dell’anzianità maturata, escludendo la riduzione di un terzo prevista dall’art. 4 del CCNL del 1998, II biennio economico, stipulato in Area della Dirigenza. Riteniamo opportuno invitare alla cautela tutto il personale interessato. Infatti, dall’esame delle pronunce attualmente disponibili emerge che non si è ancora consolidato un orientamento giurisprudenziale univoco sulla questione. Le diverse decisioni intervenute sembrano fondarsi su presupposti giuridici differenti e, in alcuni casi, giungono a conclusioni opposte. In particolare: Almeno una pronuncia ritiene che la riduzione di un terzo dell’anzianità non trovi più applicazione a seguito dell’uscita dei Ricercatori e Tecnologi dall’Area della Dirigenza. Tale conclusione non appare tuttavia pacifica, anche in ragione dell’art. 68 del CCNL del 2002 che richiama esplicitamente la perdurante vigenza delle disposizioni del CCNL del 1998 compatibili con il nuovo contratto; Almeno una pronuncia, sulla base di differenti argomentazioni, posticipa il mantenimento dell’intera anzianità di servizio nel profilo all’entrata in vigore del CCNL del 2006; Alla luce di tale quadro, che evidenzia le attuali differenti interpretazioni della normativa vigente da parte dei giudici, la FGU-DR-ANPRI ritiene che la questione non sia ancora risolta in favore del riconoscimento della conservazione dell’intera anzianità nei passaggi di livello. Tuttavia, l’esistenza di pronunce favorevoli consiglia di tutelare fin d’ora la possibilità di esercitare i propri diritti. Per questo motivo suggeriamo, in via prudenziale, a coloro ai quali è stata ridotta di un terzo l’anzianità nei passaggi di livello avvenuti successivamente al 21 febbraio 2002 (data di sottoscrizione del CCNL del 2002) di inviare all’Ente una lettera di diffida e messa in mora, finalizzata ad interrompere eventuali termini prescrizionali e a riservarsi ogni successiva iniziativa a tutela delle proprie ragioni. La FGU-DR-ANPRI continuerà a monitorare l’evoluzione della giurisprudenza e a fornire tempestivi aggiornamenti qualora intervengano ulteriori pronunce che chiariscano la questione, al fine di consentire la presentazione di ricorsi con concrete possibilità di successo. Laura Fantozzi Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR

  • Comunicati CREA CREA COMUNICATO 10 luglio 2026 Nomina dei direttori dei Centri: perplessità sulle scelte del CREA

        In questi giorni si stanno completando le procedure per la nomina dei direttori dei dodici Centri di ricerca del CREA. Lo Statuto prevede che i direttori possiedano un adeguato profilo scientifico nelle materie di competenza del Centro cui sono destinati. Tuttavia alcune delle nomine finora emerse suscitano forti perplessità, sia per quanto riguarda la coerenza dei profili scientifici con gli ambiti di attività dei singoli Centri, sia rispetto alle competenze gestionali richieste per ricoprire un incarico di tale rilevanza. Anche le modalità con cui si è svolta la selezione destano preoccupazione. La valutazione dei candidati si sarebbe sostanzialmente limitata a un colloquio telematico con il Presidente del CREA, in alcuni casi della durata di pochi minuti: un tempo sensibilmente inferiore a quello normalmente dedicato alla selezione di figure professionali con responsabilità ben più limitate. Trattandosi di una procedura basata su una manifestazione di interesse e non di un concorso pubblico, non risultano inoltre disponibili informazioni sufficienti sui criteri concretamente adottati, sulle modalità di valutazione comparativa dei candidati e sulle motivazioni alla base delle scelte effettuate. In assenza di elementi trasparenti e verificabili, rimane quindi il dubbio che le decisioni siano state assunte con un margine di discrezionalità eccessivamente ampio e non sempre sulla base della piena corrispondenza tra competenze possedute e caratteristiche del Centro da dirigere. Le nomine hanno generato sconcerto e preoccupazione tra il personale, anche perché, per alcuni dei Centri interessati, erano state presentate anche candidature interne delle quali conosciamo con certezza l’elevato profilo scientifico e professionale. A ciò si aggiungono gli interventi apparsi sulla stampa e le prese di posizione provenienti dalla comunità scientifica del settore agronomico, che rischiano di compromettere l’autorevolezza e la reputazione del CREA. A questo riguardo ci domandiamo quali conseguenze potrebbero produrre sul funzionamento e sulla credibilità scientifica dell’Ente le scelte effettuate in proposito dal Presidente e dal Consiglio di Amministrazione. Come Organizzazione sindacale, continueremo a vigilare con attenzione sul funzionamento del CREA, sulla tutela della libertà e dell’autonomia della ricerca e sulle opportunità di crescita e sviluppo professionale dei ricercatori e dei tecnologi. FGU (Federazione GILDA UNAMS) Dipartimento Ricerca http://

  • Comunicati CNR Comunicato 2 luglio 2026 Riorganizzazione CNR: oltre la struttura, il valore da riconoscere alla ricerca  

      La recente riorganizzazione della rete scientifica del CNR riporta al centro una questione che va ben oltre la ridefinizione di istituti, dipartimenti e organigrammi: quale ruolo si intende riconoscere alla ricerca pubblica e a chi la realizza ogni giorno. Gli sviluppi che hanno accompagnato questo processo hanno evidenziato ancora una volta una questione di fondo: la necessità di riconoscere pienamente il ruolo centrale di ricercatori e tecnologi, rafforzandone il coinvolgimento nelle scelte che riguardano l’organizzazione della ricerca e il futuro del CNR. Già all’indomani dell’atto di indirizzo per la riorganizzazione deliberato dal CdA il 25 novembre 2025, avevamo evidenziato come il coinvolgimento della comunità scientifica non possa ridursi a una consultazione formale o mediata attraverso i diversi livelli della governance, ma debba tradursi in una partecipazione reale e sostanziale alle scelte che riguardano l’organizzazione della ricerca (Comunicato 1° dicembre 2025). L’importanza di questi temi emerge con particolare evidenza nel caso del nuovo Istituto di Geoscienze (GEO). L’aggregazione di istituti storici come IGG, IRPI e IGAG ha dato vita al più grande Istituto del CNR, con centinaia di ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi distribuiti in 12 sedi sull’intero territorio nazionale. Una scelta di tale rilevanza avrebbe richiesto un coinvolgimento effettivo delle comunità scientifiche interessate, non limitato alla consultazione, ma orientato alla costruzione condivisa del progetto scientifico, degli assetti organizzativi e della governance del nuovo Istituto. Quando si interviene su strutture di queste dimensioni, infatti, le decisioni assunte sono destinate a incidere profondamente e per lungo tempo sull’autonomia della ricerca, sui processi decisionali e sul futuro delle comunità scientifiche coinvolte. Il rischio è quello di concentrare progressivamente il potere decisionale in pochi centri di governance, allontanando le scelte strategiche dai luoghi in cui la ricerca viene effettivamente ideata, sviluppata e realizzata. Ma limitarsi a discutere delle modalità della riorganizzazione sarebbe riduttivo. La vera questione è che il sistema della ricerca pubblica continua a confrontarsi con problemi strutturali che da anni attendono risposte. Uno di questi riguarda la valorizzazione professionale di ricercatori e tecnologi. Le procedure di progressione di carriera, a partire dai concorsi ex art. 15, che dovrebbero rappresentare il naturale riconoscimento della crescita scientifica e professionale, continuano a essere caratterizzate da carenza di risorse, assenza di una programmazione stabile e tempi spesso incompatibili con le esigenze di sviluppo delle carriere. Il risultato è un crescente disallineamento tra responsabilità effettivamente assunte, risultati conseguiti e riconoscimento professionale. Ma il problema è ancora più ampio. La professione di ricercatore e tecnologo continua a non essere adeguatamente riconosciuta nella sua specificità e nel suo valore strategico per il Paese. Si tratta di figure chiamate a operare in contesti altamente competitivi e internazionali, a progettare e coordinare attività di ricerca, ad assumere responsabilità scientifiche dirette e a contribuire alla produzione di conoscenza e innovazione. Una funzione che richiede autonomia, responsabilità e libertà di iniziativa scientifica, ma che troppo spesso non trova un adeguato riconoscimento nei modelli organizzativi e nelle politiche di sviluppo del personale. In questo contesto, la ricerca continua a essere valutata prevalentemente attraverso indicatori di produttività, capacità di attrarre finanziamenti o risposta a programmi esterni. Ma la ricerca pubblica è prima di tutto un bene comune. È il luogo in cui si produce conoscenza libera, spesso non immediatamente applicabile, ma indispensabile per comprendere la complessità del presente, affrontare le crisi future e costruire innovazione duratura. Per questo aggregare strutture, semplificare procedure e razionalizzare risorse ha senso e produce risultati utili solo se tali interventi si inseriscono in una visione capace di: riconoscere il valore intrinseco della ricerca; restituire centralità alla comunità scientifica e garantire un coinvolgimento effettivo di ricercatori e tecnologi nelle scelte strategiche; tutelare l’autonomia e la libertà della ricerca; valorizzare pienamente le competenze, le responsabilità e le professionalità presenti nell’Ente; sviluppare una visione strategica di lungo periodo, orientando in modo coerente politiche scientifiche, reclutamento, ricambio generazionale e crescita professionale del personale. Altrimenti si rischia di costruire strutture formalmente più efficienti ma sostanzialmente più fragili, meno attrattive e meno capaci di valorizzare il proprio capitale umano. Le criticità emerse in questo processo indicano quindi un problema più profondo: la difficoltà di costruire un equilibrio maturo tra governance e comunità scientifica. E ricordano che il vero capitale del CNR non è l’organigramma. Sono le persone. Per questo la fase che si apre ora non può limitarsi alla verifica tecnica delle nuove strutture. È necessario aprire una riflessione più ampia su alcuni temi non più rinviabili: una governance che garantisca partecipazione reale, strutturata e continua della comunità scientifica; il rafforzamento della ricerca libera; una programmazione trasparente e stabile del reclutamento e delle progressioni di carriera; una maggiore valorizzazione professionale di ricercatori e tecnologi; una visione strategica capace di mettere la ricerca e chi la realizza al centro dello sviluppo futuro dell’Ente. In questo quadro si colloca anche la sfida posta dal nuovo Istituto GEO. La nascita della più grande struttura scientifica del CNR non può essere considerata una semplice modifica dell’assetto organizzativo, poiché è destinata a produrre effetti sugli equilibri interni dell’Ente e sul rapporto tra Istituti, Dipartimenti e livello centrale della governance. Resta quindi aperta la questione di quali strumenti organizzativi, scientifici, gestionali e amministrativi, e quali eventuali adeguamenti di statuto e regolamenti, siano necessari per affrontare questa complessità. Le modalità con cui questa sfida sarà affrontata costituiranno un indicatore importante della considerazione che l’Ente attribuisce al proprio capitale umano. E nessuna riorganizzazione potrà produrre risultati duraturi se non sarà accompagnata da un reale investimento sulla comunità scientifica che rappresenta il patrimonio più importante del CNR. Per questo la FGU-DR-ANPRI continuerà a promuovere il confronto con la comunità scientifica e a sostenere con determinazione tutte le iniziative volte a rafforzare partecipazione, valorizzazione professionale, autonomia della ricerca e qualità della governance, nella convinzione che il principale patrimonio dell’Ente siano le persone che ogni giorno producono conoscenza, innovazione e servizio per il Paese.     Laura Fantozzi Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR http://

  • Comunicati CNR CNR Richiesta di riapertura dei termini per la rinuncia alla polizza sanitaria Intesa Sanpaolo Protezione S.p.A

    26 giugno 2026 Prot:13/2026   Alla cortese attenzione del        Dott. Stanislao Fusco Responsabile Unità Formazione e welfare CNR e p.c.:                                                al Dott. Jacopo Greco Direttore Generale del CNR al Dott. Pierluigi Raimondi Direttore Centrale Risorse Umane del CNR ai Ricercatori e Tecnologi del CNR   Oggetto: Richiesta di riapertura dei termini per la rinuncia alla polizza sanitaria Intesa Sanpaolo Protezione S.p.A   Gentil.mo Dott. Fusco,   con la presente desideriamo sottoporre alla Sua attenzione alcune osservazioni relative alle comunicazioni riguardanti la nuova polizza sanitaria di Ente, diffuse tramite le email del 4 giugno 2026 (Circolare n. 20/2026 – “Polizza sanitaria Intesa Sanpaolo Protezione S.p.A. in favore del personale dipendente e relativi familiari per il periodo 01/07/2026–30/06/2028”) e del 12 giugno 2026 – “Invito alla presentazione del portale Intesa San Paolo Protezione per la gestione della polizza sanitaria – 26 giugno, dalle 10.00 alle 11.00”. In entrambe le comunicazioni non risultano riportate, nel testo delle e-mail, indicazioni esplicite e immediatamente visibili sulle modalità operative per rinunciare alla polizza. Poiché tale informazione è essenziale per consentire ai dipendenti di effettuare una scelta pienamente consapevole, il fatto che fosse disponibile solo nella documentazione allegata o nei sistemi interni potrebbe aver reso meno agevole l’accesso alle istruzioni da parte di alcuni colleghi. Questa circostanza ha infatti portato, in alcuni casi, a adesioni non volute alla polizza.   In un’ottica di piena collaborazione, Le chiediamo pertanto di:   riaprire subito i termini per la rinuncia alla polizza sanitaria, consentendo a tutti i dipendenti di esprimere una scelta informata; inserire in ogni futura comunicazione istituzionale relativa a servizi, adesioni o opzioni di welfare istruzioni chiare, sintetiche e direttamente leggibili nel testo dell’e-mail, evitando che informazioni essenziali siano reperibili solo tramite link o documenti esterni.   Siamo certi che tali accorgimenti possano contribuire a migliorare ulteriormente la chiarezza e l’efficacia delle comunicazioni rivolte al personale.   RingraziandoLa per l’attenzione e restando a disposizione per ogni utile confronto, porgiamo cordiali saluti.     Laura Fantozzi Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR http://

AREA STAMPA

  • area stampa RASSEGNA STAMPA “In Danimarca se lavori bene scommettono su di te. In Italia solo tirocini e rimborsi spese” – INTERVISTA A ILFATTOQUOTIDIANO.IT

    Intervista a un cervello in fuga sul fattoquotidiano.it Matteo Di Felice, 24 anni, dopo la laurea a Roma si è trasferito per la specialistica a Copenhagen, dove lavora per una società privata. Parla di stipendi agganciati all’inflazione, un’ottima qualità di vita e una gerarchia orizzontale all’interno delle aziende “Dopo due mesi di contratto a tempo determinato mi hanno offerto l’indeterminato, tanti miei amici in Italia fanno solo tirocini a rimborso spese. Qui se fai il tuo lavoro e sai relazionarti con gli altri le aziende sono pronte a scommettere su di te”. Siamo in Danimarca, nella capitale Copenaghen, e a parlare è Matteo Di Felice, 24enne romano che dopo una laurea triennale in Economia e Management nella sua città e una specializzazione in logistica alla Copenhagen Business School, oggi lavora in un’azienda privata nel paese scandinavo. Quando è stato il momento di iniziare a lavorare, Matteo non ha preso in considerazione l’Italia. “Perfino lo stipendio da studente lavoratore, aggiunto alla borsa di studio, era tre volte superiore a quello che avrei preso da noi ad inizio carriera”, dichiara a ilfattoquotidiano.it. In Danimarca, infatti, se lavori un minimo di 11 ore settimanali da studente hai diritto ad una borsa di studio. La scelta di dove iniziare la propria carriera, però, non si è basata su un mero calcolo economico. “Qui l’equilibrio tra vita privata e lavoro per i propri dipendenti viene ricercato dalle aziende stesse. E nella mia azienda quando comunichi la malattia il datore di lavoro la può registrare anche a fine mese, c’è una logica di dare fiducia ai dipendenti”. Un altro fattore chiave è la responsabilità. “Quando ho iniziato – ricorda Matteo – non portavo i caffè ai capi o ai colleghi più anziani, ma mi venivano assegnate delle mansioni che potevano avere una conseguenza dal punto di vista finanziario dell’azienda. Ovviamente, sei supervisionato, ma fai dei compiti, non li osservi semplicemente aspettando di avere la tua occasione”. E anche le relazioni tra colleghi e capi seguono logiche diverse. “Nei paesi del Nord Europa c’è una gerarchia orizzontale – afferma Matteo –, io posso andare a giocare a padel con miei capi e poi andare in ufficio. In Italia le gerarchie sono ancora verticali, separate. Qui anche l’amministratore delegato di un’azienda sa che un manager dopo 5 anni potrebbe prendere il suo posto. È la meritocrazia. Non ti chiedono chi sei o da dove vieni. Ti relazioni con i tuoi colleghi? Sei una brava persona anche fuori dal posto di lavoro? Rispetti le deadline che ti vengono affidate? Farai carriera”. E l’attrattività passa anche per la qualità della vita fuori dall’ambiente di lavoro. “Non ci sarà spesso il sole come in Italia – racconta – ma gli stipendi sono adeguati all’inflazione, la burocrazia online funziona, anche sanitaria, e ti permette di risolvere qualsiasi problema in pochi giorni. La città è sicura, una ragazza può girare da sola di notte senza ansie. Se non vuoi usare un’auto ci sono quattro linee di metro che funzionano h24 per una superfice minore di quella di Roma”. A quali condizioni tornerebbe in Italia? “Anche se il mercato del lavoro cambiasse sarebbe un processo lungo. Difficilmente in meno di dieci anni si potrebbe fare un paragone con altri Stati europei. Ed è un peccato vista l’eredità lavorativa italiana, stiamo perdendo il futuro”. La storia di Matteo è simile a quella di tanti altri giovani, e non solo, che stanno lasciando il Paese. Mezzo milione solo tra il 2022 e il 2024. “Creare le condizioni perché possano restare, o scegliere di tornare, non è semplicemente un dovere: è un imperativo strategico per il futuro stesso dell’Italia”, dice Fabio Di Felice, papà di Matteo e ricercatore italiano, che lo anche in una lettera inviata a Mattarella. “Oggi in Italia un ricercatore guadagna cifre lontanissime dai 70mila euro dei nostri giovani in Danimarca e potrebbe non vederli nemmeno a fine carriera – afferma Eleuterio Spiriti, coordinatore nazionale di Federazione Gilda Unams Dipartimento Ricerca –. Ma più in generale pesa la scarsa considerazione del Paese nei confronti del nostro lavoro. Il nostro sistema spende in media ben oltre 100mila euro per formare un talento che poi, con le sue capacità, arricchirà altre comunità nazionali. Una situazione che deve cambiare”. Sei un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com di Marco Vesperini FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO  

  • area stampa RASSEGNA STAMPA “Mio figlio realizzato in Danimarca, ecco perché ho scritto a Mattarella” – RADIO IN BLU 2000

    Intervista del ricercatore Di Felice (Fgu- Dipartimento ricerca) a Radio Inblu2000 Link per il servizio completo: https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=0_7si28xbf

  • area stampa RASSEGNA STAMPA Padre scrive a Mattarella: “Cosi la Danimarca premia la ricerca” – AVVENIRE

    “Le scrivo come ricercatore italiano, ma soprattutto come padre di un neolaureato”

  • area stampa RASSEGNA STAMPA Fuga dei cervelli, la lettera di un padre-ricercatore a Mattarella: «Presidente, mio figlio è andato via. In Italia stage gratis, all’estero 70mila euro l’anno» – OPEN

    «I ragazzi cercano fuori quello che qui stenta ad aprirsi. Nel nostro Paese percorsi umilianti», si legge nella missiva Un padre. Un ricercatore. E una lettera che racchiude l’orgoglio per un figlio brillante misto al dolore per un Paese che continua a lasciar partire i suoi giovani migliori. È l’appello che Fabio Di Felice, ricercatore dell’Ingv, ha indirizzato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Inizia così l’accorata lettera: «Le scrivo come ricercatore italiano, ma soprattutto come padre di un giovane neolaureato: so quanto il tema della fuga dei cervelli Le stia a cuore e proprio per questa sua sensibilità mi rivolgo a Lei con fiducia». «In Italia percorsi umilianti» Il figlio di Di Felice, Matteo, ha appena concluso un percorso di studi all’università di Copenhagen in Danimarca. Un traguardo che si è subito tradotto in proposte di lavoro concrete. Il padre, nella sua lettera, non parla solo di Matteo. Racconta un’intera generazione: «Sono un esempio di come bravura, impegno e dedizione possano costruire un futuro professionale certo. Con un salario medio di circa 70mila euro lordi annui, lavorano in settori innovativi e di prestigio, riuscendo a vivere serenamente e beneficiando di un sistema di welfare che in Italia resta solo un’aspirazione». Una differenza sostanziale rispetto alla piega che ha preso il nostro Paese. «In Italia la prospettiva più probabile sarebbe stata quella di stage sottopagati, senza contributi né futuro certo. Un percorso umiliante in cui ci si può ritrovare a fare fotocopie o a portare il caffè al capo o al professore con cui si collabora, in attesa di un’opportunità che forse non arriverà mai», commenta il ricercatore. «I ragazzi cercano all’estero quello che qui stenta ad aprirsi» Il suo è un grido d’allarme. «L’Italia non può più permettersi di perdere le sue menti più brillanti e volenterose», chiosa. La richiesta al presidente Mattarella è chiara: trasformare questa emergenza in «un imperativo strategico per il futuro del Paese creando le condizioni affinché i giovani possano restare o scegliere di tornare». L’appello è anche simbolico: «Papà ricercatore, anzi il papà di tutti questi ragazzi», si firma infatti Di Felice. Ed è a nome di tutti quei genitori, insegnanti e ricercatori che vedono i propri figli e studenti lasciare l’Italia per costruirsi un futuro altrove. «Tanti ragazzi cercano all’estero un orizzonte che qui stenta ad aprirsi e così la ricerca italiana anela a quello “spazio” – normativo, economico e sociale – per poter respirare, crescere e trattenere i suoi talenti», conclude. Il sindacato Fgu-Ricerca: «Scarsa considerazione del lavoro» A raccogliere lo sfogo del ricercatore è il coordinatore nazionale del sindacato Federazione Gilda Unams della sezione ricerca, . «Oggi in Italia un ricercatore guadagna cifre lontanissime dai 70mila euro dei nostri giovani in Danimarca e potrebbe non vederli nemmeno a fine carriera», commenta il sindacalista. «Ma più in generale pesa la scarsa considerazione del Paese nei confronti del nostro lavoro. Un vero peccato, dato che l’economia italiana soffre cronicamente di bassa produttività, figlia anche della carenza di innovazione cui la ricerca, di base e applicata, dà un contributo decisivo». FONTE: OPEN https://www.open.online/2025/04/04/lettera-ricercatore-mattarella-contro-fuga-cervelli/

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