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Comunicato del 30 marzo 2020. Come il CNR sta contribuendo alla lotta al Coronavirus?

Il CNR, disponendo di indubbie e specifiche competenze individuali e di gruppo nelle sue strutture di ricerca, sta rispondendo ai vari bandi riguardanti la lotta al Coronavirus emessi in questi giorni a livello governativo o regionale chiedendo in maniera diffusa il contributo dei suoi Ricercatori nel dare un contenuto di idee ai progetti da presentare. Ma, anziché favorire la libera partecipazione ai bandi dei suoi Ricercatori (anche in collaborazione con altre istituzioni di ricerca), l’Ente ha deciso, almeno formalmente, di partecipare a ciascun bando con un unico progetto, frutto sì dei contributi dei suoi Ricercatori ma inevitabilmente definito, nelle attività da svolgere e nel personale coinvolto, attraverso un approccio gerarchico-verticistico che passa prima attraverso i Direttori di Istituto e poi quelli di Dipartimento, senza neanche un confronto con gli organi di consulenza preposti (Consigli di Istituti e Consigli Scientifici di Dipartimento).

Un approccio totalmente improprio per un ente pubblico di ricerca che premia “cordate” decise all’alto e rischia di penalizzare, escludendoli dal progetto, quei Ricercatori invisi ai propri “vertici” per motivi che potrebbero non riguardare assolutamente le proprie capacità e competenze, né la validità delle proprie idee progettuali, ledendo così la libertà di ricerca che comprende anche il diritto dei ricercatori di procurarsi finanziamenti competitivi per le proprie attività di ricerca.

Peraltro, la presentazione di un progetto unico di Ente non dà garanzie in merito alla equa e corretta ripartizione dei finanziamenti eventualmente ricevuti tra i vari gruppi di ricerca, favorendo peraltro il dirottamento di una parte del finanziamento a favore di strutture dell’Ente, leggasi i Dipartimenti, che non partecipano allo svolgimento delle attività di ricerca finanziate.

Notevoli perplessità suscitano inoltre le modalità con cui è stata data informazione dell’Accordo programmatico, approvato il 23 marzo dal CdA, tra il CNR, la Regione Lazio e l’Ospedale Spallanzani, per la produzione di un vaccino anti-coronavirus, accordo che prevede lo stanziamento di 3 milioni di euro da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica e di 5 milioni da parte della Regione Lazio (e trasferiti allo Spallanzani). Nonostante l’indubbia importanza dell’Accordo, non sono stati, infatti, resi noti i termini esatti di questo Accordo alla comunità scientifica dell’Ente, né da parte del Presidente, né tantomeno da parte del rappresentante del personale nel CdA, benché l’Accordo sia stato approvato dal CdA più di una settimana fa, né sono stati coinvolti i Consigli Scientifici dei Dipartimenti potenzialmente interessati nella definizione delle attività di ricerca di competenza del CNR.

La FGU-DR-ANPRI invita il CNR ad abbandonare ogni approccio di tipo gerarchico-verticistico nella elaborazione e nella gestione di progetti di ricerca da presentare a bandi competitivi, a favorire la libera partecipazione dei suoi Ricercatori, in primis attraverso una capillare diffusione delle informazioni riguardanti i bandi pubblicati a livello governativo e regionale, e ad assicurare che ogni euro di finanziamento ricevuto sia assegnato ai gruppi di ricerca dell’Ente secondo criteri corretti e condivisi tra le parti.

Gianpaolo Pulcini

Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR

https://anpri.fgu-ricerca.it/wp-content/uploads/2020/03/Comunicato-30-marzo-2020.-Come-CNR-sta-contribuendo-lotta-Coronavirus.pdf

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