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Comunicato del 4 maggio 2020. CNR: Verso il piano di rientro

Il giorno 29 aprile u.s. si è tenuto un incontro tra l’Amministrazione del CNR e le OO.SS. sull’aggiornamento del “Protocollo per la prevenzione e sicurezza del personale del CNR in relazione all’emergenza sanitaria COVID 19”.

Nel corso dell’incontro, la FGU-DR-ANPRI ha illustrato un suo documento (qui accluso) nel quale ha formulato suggerimenti e proposte di integrazione al documento del CNR “Emergenza COVID-19 – Verso il piano di rientro del CNR” che “intende definire le linee di intervento per le azioni da realizzare tenendo conto dei documenti guida dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero della Salute, dell’INAIL, dell’OMS, dell’ECDC e dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro nonché dei provvedimenti governativi emanati o in via di emanazione”.

La FGU-DR-ANPRI, come dettagliatamente motivato nel documento accluso, ha chiesto che l’obiettivo che il CNR deve porsi sia la ripresa in sede, sia pure parziale e su base volontaria, di tutte le attività di ricerca che i singoli R&T, o gruppi di ricerca, chiedono di riprendere, comprese quelle rigorosamente teoriche che è impensabile possano proseguire per altri mesi esclusivamente presso le proprie abitazioni, senza utilizzare documenti, apparecchiature, codici di calcolo, supporti informatici, ecc. disponibili e/o utilizzabili solo presso le sedi di lavoro, ovviamente nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e di prevenzione individuate dall’Ente.

Per nessuna attività di ricerca, ha ribadito la FGU-DR-ANPRI, deve essere in alcun modo preclusa la possibilità di una (seppure parziale) ripresa in sede e che eventuali priorità individuate debbano riguardare essenzialmente la frazione di “occupazione giornaliera” da assegnare alla singola attività di ricerca.

L’Amministrazione si è impegnata a produrre una revisione del documento che sarà inviata martedì 5 maggio alle OO.SS., per avere, se necessario, un’ulteriore interlocuzione prima della sottoscrizione del protocollo che dovrebbe avvenire giovedì o venerdì (7 o 8 maggio).

Vedremo dunque a breve se sarà confermata o meno quell’attenzione ed apertura dell’Amministrazione nei confronti delle nostre proposte che ci sembra di aver colto nel corso della riunione.

Gianpaolo Pulcini

Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR

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Suggerimenti e proposte di integrazione al documento

Emergenza COVID-19 – Verso il piano di rientro del CNR”

24 aprile 2020 – DRAFT –Rev. 00

La FGU-DR-ANPRI conferma, dopo un’attenta lettura del documento “Emergenza COVID-19” consegnato in prossimità della riunione del 24 aprile 2020 (di seguito denominato “DOCUMENTO”), sia la valutazione positiva dell’impianto generale e delle indicazioni contenute nel documento, sia i rilievi riguardo la non chiara formulazione di alcuni aspetti di “principio” che rischiano di depotenziare in maniera sostanziale l’efficacia del documento.

Nel formulare ancora apprezzamento per l’impegno e la professionalità dei colleghi che hanno contribuito a vario titolo alla stesura del documento, nel seguito della presente nota si vogliono fornire alcuni suggerimenti e proposte di integrazioni per contribuire a rendere il DOCUMENTO più diretto e chiaro per l’utilizzo nelle articolate situazioni di contesto che caratterizzano le sedi in cui opera il personale del CNR, sedi localizzate in tutto il territorio del nostro Paese.

Si ricorda innanzitutto che la ricerca scientifica rappresenta una leva essenziale per il benessere sociale ed economico del Paese e, in particolare, costituisce una componente significativa per la ripresa del Sistema nella condizione di emergenza sanitaria in corso. Proseguire con adeguata intensità ed in tutti i campi la ricerca scientifica è essenziale per evitare rallentamenti con conseguenti ripercussioni negative. D’altronde è lo stesso DPCM emanato il 26 aprile a stabilire che anche “negli enti pubblici di ricerca possono essere svolti esami, tirocini, attività di ricerca e di laboratorio sperimentale e/o didattico”, ovviamente “a condizione che vi sia un’organizzazione degli spazi e del lavoro tale da ridurre al massimo il rischio di prossimità e di aggregazione e che vengano adottate misure organizzative di prevenzione e protezione”.

La pandemia che ha colpito duramente in nostro Paese è in una condizione generale tale da rendere possibile l’avvio della “fase 2” per la graduale ripresa delle condizioni ordinarie, con la rigorosa adozione di azioni attive e passive finalizzate ad annullare la propagazione dei contagi ed a circoscrivere e contenere rapidamente il ripresentarsi di eventuali focolai. Adozione che negli Enti di Ricerca non può e non deve rappresentare un ostacolo alla ripresa delle attività di ricerca dato che l’INAIL, nel suo “Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione” del 23 aprile, ha attribuito alle attività di “Ricerca scientifica e sviluppo” la “Classe di rischio” bassa e la più bassa “Classe di aggregazione sociale (solo 1, in un range che va da 1 a 4).

Il CNR, che svolge un ruolo chiave nella ricerca scientifica del Paese, ha dunque il dovere di individuare soluzioni che consentano, nella condizione di emergenza sanitaria che caratterizza la “fase 2”, di svolgere efficacemente tutte le attività di ricerca in condizioni di sicurezza sanitaria individuale e collettiva.

Coerentemente con le indicazioni fornite dal Governo, la condizione di lavoro ordinaria assunta sino al termine dell’emergenza è il lavoro agile presso la propria abitazione che, nella “fase 2”, la FGU-DR-ANPRI ritiene debba essere svolto in alternanza volontaria abitazione-sede di lavoro, con modalità flessibile e responsabile, rispettando rigorosamente la massima capienza di lavoro in sicurezza, espressa dal numero di lavoratori che giornalmente possono svolgere lavoro in una specifica sede.

Per ogni sede di lavoro, il Direttore dell’Istituto, definita la massima capienza di lavoro in sicurezza, provvederà a programmare, su base mensile, di concerto con i ricercatori e tecnologi della sede interessata, l’occupazione giornaliera, individuando le unità di personale che potranno essere presenti nella sede di lavoro. La programmazione, che dovrà essere sufficientemente elastica per far fronte alle necessità anche improvvise tipiche dell’attività di ricerca, sarà trasmessa dal Direttore dell’Istituto direttamente alla Task Force, per gli Istituti non ospitati in Aree della ricerca, e al Presidente d’Area (al solo fine di valutare l’applicabilità delle misure di sicurezza dei singoli Istituti ospitati nell’Area dati gli effetti sommatori) e da questi alla Task Force, per gli Istituti ospitati in Aree della Ricerca.

Della programmazione definitiva sarà data informazione alle OO.SS., RSU e RLS.

L’obiettivo da raggiungere è la ripresa in sede, sia pure parziale e su base volontaria, di tutte le attività di ricerca che i singoli R&T, o gruppi di ricerca, chiedono di riprendere, comprese quelle rigorosamente teoriche che è impensabile possano proseguire per altri mesi esclusivamente presso le proprie abitazioni, senza utilizzare documenti, apparecchiature, codici di calcolo, supporti informatici, ecc. disponibili e/o utilizzabili solo presso le sedi di lavoro, ovviamente nel pieno rispetto delle norme di sicurezza individuate dall’Ente e della capienza massima della struttura (calcolata in ottemperanza a queste stesse norme).

A tale scopo, la FGU-DR-ANPRI chiede che le priorità di cui alla Tabella 1 del DOCUMENTO siano opportunamente riclassificate, come da Tabella che segue, e che sia chiaramente affermato nel DOCUMENTO che per nessuna attività di ricerca è preclusa in alcun modo la possibilità di una (seppure parziale) ripresa in sedee chela priorità riguarda essenzialmente la frazione di “occupazione giornaliera” da assegnare alla singola attività di ricerca.

Tabella 1: Criteri per identificare le attività sperimentali da riattivare progressivamente

Tipo di attivitàPriorità
Attività inerenti il supporto immediato al sistema sanitario nazionale e regionale, alla protezione civile e agli Enti Locali per la gestione dell’emergenza (es. supporto all’analisi dei tamponi). Attività per progetti per il contrasto all’epidemia COVID-19 che abbiano scadenza a breve termine (ad es. bandi regionali Lombardia/Campania/ Emilia-Romagna) o comunque con risultati di impatto immediato sull’epidemia attesi nel breve termine.1 Attivabili anche in deroga al fermo attività
Attività per progetti con scadenze ravvicinate (entro 12 mesi) nel caso in cui non sia stato possibile ottenere una proroga dei termini di chiusura. Progetti inerenti il contrasto al COVID-19 con scadenza oltre 12 mesi e/o con risultati attesi nel medio-lungo termine.2 Da attivare secondo le linee previste dal protocollo condiviso a livello nazionale e previa valutazione di contesto con il supporto degli RSPP per verificare la necessità di eventuali ulteriori misure di protezione dei lavoratori (anche in funzione di eventuali variazioni sostanziali dei profili di rischio delle attività abitualmente svolte in Istituto/sede).
Tutte le altre attività di ricerca.3 Da attivare in contemporanea aquelle di priorità 2.
Le attività amministrative.4 Continueranno ad essere condotte in modalità agile almeno fino al termine del periodo di emergenza con possibilità di prolungamento in funzione dell’andamento epidemico. Eventuali presenze in sede dovranno essere motivate e gestite secondo i criteri attualmente in vigore nella modalità di chiusura controllata delle sedi: a. occasionalità; b. permanenza per il tempo strettamente necessario; c. rispetto delle regole di accesso e dei controlli preventivi; d. programmazione preventiva delle presenze (non lasciate alla libera scelta individuale).

Una specificità generale da considerare nel DOCUMENTO è lo svolgimento di attività di ricerca e tecnologiche in siti esterni (attività in missione) che richiedono accorgimenti ulteriori da proporre per ogni sede di lavoro.

La FGU-DR-ANPRI ritiene che, considerando quanto evidenziato nella presente nota e modificando conseguentemente alcune parti del DOCUMENTO, sarà possibile rientrare gradualmente ed in sicurezza sanitaria dando la possibilità a tutti i ricercatori e tecnologi, su base volontaria e nel rispetto di vincoli-priorità, di svolgere tutte le attività di ricerca necessarie per fornire il massimo contributo possibile alla ripresa del Sistema Paese nella condizione di emergenza in corso.

A partire da giugno, se le curve epidemiologiche lo consentiranno, sarà necessario programmare il rientro in sede, sempre su base volontaria, anche del personale non dipendente (borsisti, ad esempio), mentre il rientro di tesisti e dottorandi di ricerca dovrà essere consentito, sempre su base volontaria, nel rispetto delle disposizioni delle Università di afferenza, tenendo conto che le principali Università del Paese hanno già programmato il loro rientro a decorrere dal 4 maggio.

https://anpri.fgu-ricerca.it/wp-content/uploads/2020/05/Comunicato-4-maggio-2020.-CNR-Verso-il-piano-di-rientro.pdf

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