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Comunicato dell’11 maggio 2020 “Protocollo per la prevenzione e sicurezza del personale dipendente del CNR in relazione all’emergenza sanitaria COVID 19″: perché l’abbiamo sottoscritto.

Il giorno 8 maggio, dopo estenuanti incontri sindacali, si è pervenuti alla versione definitiva del “Protocollo per la prevenzione e sicurezza del personale dipendente del CNR in relazione all’emergenza sanitaria COVID 19” che la FGU-DR-ANPRI ha deciso di sottoscrivere innanzitutto per senso di responsabilità, al fine di consentire l’avvio, il più rapidamente possibile, della cosiddetta “Fase 2” con la ripresa (finalmente!) delle attività di ricerca in sede.

Ma la decisione è stata particolarmente sofferta perché, pur apprezzando sia l’impianto ed i principi ispiratori del protocollo diretto alla tutela della sicurezza sanitaria di tutti i lavoratori dell’Ente che le migliorie apportate alla bozza iniziale del Protocollo in accoglimento di numerose proposte di modifica avanzate e puntualmente motivate dalla delegazione FGU-DR_ANPRI (vedere Comunicato del 21 aprile u.s.), quale ad esempio il passaggio alla Priorità 3 di quelle attività di ricerca sperimentali inizialmente relegate in Priorità 4, alcuni aspetti del Protocollo ci lasciano ancora insoddisfatti.

In particolare, non condividiamo assolutamente la scelta di “relegare” tra le attività ricomprese nella “Priorità 4”, oltre alle attività amministrative, anche le “attività non sperimentali”, in quanto ciò causa una ingiusta sperequazione nei confronti dei colleghi che, pur svolgendo attività non sperimentale, possono avere ugualmente necessità di rientrare in sede per utilizzare documenti, apparecchiature, codici di calcolo, supporti informatici, ecc. non disponibili e/o utilizzabili presso la propria abitazione e indispensabili per attività progettuali che, in generale, potrebbero anche rientrare nelle altre priorità previste.

Perplessità nascono anche dal fatto che alcuni passaggi del Protocollo non sono adeguatamente chiari e poterebbero quindi dar luogo a interpretazioni ed applicazioni restrittive rispetto allo spirito stesso del Protocollo, quali ad esempio i tempi di attivazione in sede delle attività di ricerca ricomprese nella Priorità 3.

Per tali motivi, contestualmente all’approvazione del Protocollo, abbiamo inviato all’Ente una nota (qui allegata) nella quale abbiamo innanzitutto ribadito, così come già fatto nel corso degli incontri avuti con l’Amministrazione, che il ministro Manfredi il 4 maggio scorso aveva scritto anche ai Presidenti degli EPR vigilati dal MUR evidenziando che “la programmazione delle attività [durante la Fase 2] dovrà essere finalizzata” anche a “consentire le attività individuali, ovvero l’accesso agli studi, agli uffici, alle biblioteche e ai laboratori da parte dei singoli, con eventuale presenza in piccoli gruppi, adottando le misure di sicurezza”. Abbiamo voluto quindi precisare che la corretta applicazione del Protocollo deve prevedere che:

  1. le attività sperimentali di cui alla Priorità 3 del Protocollo, specie se condotte da piccoli gruppi di ricerca, possano essere attivate sin da subito, sempre nel rispetto delle misure di sicurezza e prevenzione, anche in presenza di attività definite di Priorità 1 e 2, ove vi sia la necessaria capacità di ricezione delle sedi interessate, e senza aspettare necessariamente che siano attivate le attività definite di Priorità 1 e 2, in particolare laddove le stesse Priorità 1 e 2 non siano presenti;
  2. i Direttori degli Istituti debbano consentire, su richiesta dei diretti interessati, anche se in maniera occasionale, lo svolgimento di tutte le attività di ricerca non sperimentali, nei limiti del solo rispetto delle misure di sicurezza e prevenzione.

A questa nostra nota ha prontamente risposto il Direttore Generale con la sua nota (qui allegata) dell’8 maggio indirizzata a tutte le OO.SS. nella quale, dopo aver espresso il suo “più sentito e personale apprezzamento e ringraziamento […] per tutti i fattivi contributi messi a disposizione dell’Amministrazione, e il sempre presente spirito di responsabilità”, ha detto di ritenere “che quanto indicato [nella nostra nota e in altra nota della CGIL] sia, in realtà, in buona parte già insito nel testo del Protocollo, seppur in maniera meno esplicita e puntuale di quanto richiedete. Proprio per questo ritengo che le richieste riportate nelle note non siano in contrasto con lo spirito e i princìpi che ispirano Protocollo e che sarà mia cura monitorare la corretta applicazione dello stesso in tutte le sue parti, tenendo conto delle sensibilità da voi espresse”.

Nel ringraziare il DG per il suo intervento e le sue precisazioni, la FGU-DR-ANPRI, così come si è impegnata con la sua delegazione per migliorare quanto più possibile il Protocollo, continuerà ad impegnarsi anche con tutte le sue articolazioni territoriali/organizzative affinché l’applicazione del Protocollo avvenga nel rispetto dello spirito del Protocollo stesso e delle precisazioni da noi evidenziate, così come richiesto anche dallo stesso DG.

Gianpaolo Pulcini

Responsabile Nazionale FGU-DR-ANPRI CNR

https://anpri.fgu-ricerca.it/wp-content/uploads/2020/05/Comunicato-11-maggio-2020.-Protocollo-Covid-19-perche-labbiamo-sottoscritto.pdf

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