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IL PRESIDENTE DELL’INAF PER LA STABILIZZAZIONE DEI PRECARI

Nell’ultimo notiziario pubblicato sul sito web dell’INAF, il Presidente dell’Ente Nichi D’Amico ha rivolto un appello accorato al Governo per la stabilizzazione degli R&T in condizioni di precarietà. Dopo aver fatto il punto sulla situazione dell’Ente in termini di risorse sempre più ridotte e di risultati sempre più brillanti ottenuti dalla comunità scientifica, il Presidente ha chiuso il suo intervento con un chiaro messaggio indirizzato al Governo: “Tutta questa eccellenza è in mano a 1400 dipendenti dell’INAF, di cui 400 non sono di ruolo, e in base alle risorse governative “stabili” di cui disponiamo, neanche una moderata percentuale di questi lo saranno mai. Le risorse previste “ad hoc” nella Legge di Bilancio per le stabilizzazioni sono del tutto insufficienti. L’utilizzo, peraltro improprio, della quota premiale citata in premessa non cambierebbe la scarsità delle risorse in campo. La situazione è del tutto simile, se non in qualche caso più drammatica, in altri EPR. Oggi l’INAF, come gli altri EPR, ricorre ad unità di personale non di ruolo per dare corso a progetti e iniziative che vedono il Paese in prima linea sul fronte internazionale, e che peraltro trovano riscontro nelle aree di investimenti “in solido” del Paese. Da quanto si legge nelle relazioni di accompagnamento che ogni anno il MIUR sottopone al Parlamento, il FOE degli EPR negli ultimi anni ha perso almeno 120 Milioni di Euro. Il recupero di questo taglio al budget sarebbe solo la prima azione da intraprendere. Di fatto lo sviluppo degli EPR e il loro posizionamento nel contesto globale impone che il differenziale da integrare sia almeno il doppio del taglio citato. Una cifra dell’ordine di 250-300 Milioni di Euro per integrare il FOE degli EPR è una briciola nel Bilancio dello Stato, ma è quella briciola che fa la differenza fra i paesi avanzati e i paesi in via di sviluppo. Una manovra del genere riporterebbe a dimensioni fisiologiche le “palestre curriculari” degli EPR, che potrebbero trovare un continuo ricambio nel turn-over del personale senza creare pericolosi accumuli, e ne consoliderebbe il prestigioso ruolo nel contesto internazionale.”

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Questa notizia è stata pubblicata nella Newsletter ANPRI n. 13 dell’11 dicembre 2017

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