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Situazione CREA. Comunicato/denuncia FGU-ANPRI 24 settembre 2020

CREA: solenne presa in giro per lo sviluppo professionale di ricercatori e tecnologi, sprechi nella gestione del patrimonio immobiliare e aumento della farraginosità amministrativa

Le principali problematiche in ambito CREA, ovvero sviluppo professionale del personale scientifico (R&T), gestione del patrimonio immobiliare e farraginosità delle procedure amministrative, con questa Gestione Commissariale si sono ulteriormente aggravate.

La Gestione Commissariale, con la complicità della Direzione generale f.f. e di parte della Dirigenza (Direttori di Centro inclusi), si è resa protagonista di una serie di inequivocabili disastri.

Sviluppo professionale del Personale ricercatore e tecnologo (art. 15, CCNL 2002-2005)

Da decenni il CREA nega ai propri Ricercatori e Tecnologi una normale crescita professionale.

Nel luglio 2018 il CdA del CREA, a fatica, approvò un piano triennale di fabbisogno di personale (2018-2020) che, tra l’altro, prevedeva 98 progressioni di livello per Ricercatori e Tecnologi, oltre alle stabilizzazioni del personale precario. Avanzamenti di carriera poi riportati nella delibera del CdA N. 113/2018, attuativa di tale piano.

Ad oggi, con amarezza, prendiamo atto, a fronte di oltre 500 stabilizzazioni, che le progressioni di carriera sono state annullate.

In particolare:

  • il decreto commissariale n. 39 del 16/3/2020 ha dimezzato le relative risorse (da 1 milione e 400 mila a 700 mila euro);
  • i residuali 700 mila euro a ciò destinati, riportati nell’aggiornamento al citato piano triennale, anno 2020, da spendere entro il 31/12/2020, a questo punto sicuramente non ce la si farà ad utilizzarli per lo scopo a cui sono stati destinati. Al riguardo, nel corso dell’ultimo incontro sindacale (9 settembre u.s.), FGU-Dipartimento Ricerca, consapevole di tale difficoltà, per non perderli, ha proposto di utilizzarli per ulteriori scorrimenti delle graduatorie di concorso pubblico vigenti in aggiunta ai 20 previsti (ad oggi, stranamente, tutto tace, con le relative graduatorie in scadenza il prossimo 30 settembre!). La risposta dei Vertici CREA (Calvi) è stata negativa, con altre forze sindacali che si sono prodigate per suggerirne altri utilizzi.

Era un finale facilmente immaginabile. Purtroppo l’Amministrazione CREA, a partire da aprile e per diversi mesi, ha perso tempo nel proporre/approvare una griglia di valutazione dei R&T (peraltro fortemente penalizzante e umiliante per l’attività svolta dai Ricercatori e Tecnologi dell’Ente) e nel definire la procedura di mobilità orizzontale art. 65, invece che adoperarsi a bandire per tempo e concludere entro il 31/12/2020 le previste progressioni. Poi, le risorse pari a 1 milione e 400 mila euro da utilizzare a regime a partire dal 2021, così come previsto nel decreto commissariale N. 39/2020, dovranno essere rimesse nel prossimo piano triennale di fabbisogno del personale 2021-2023.

Il risultato delle azioni della dirigenza CREA è una solenne, spettacolare e disgustosa presa in giro per Ricercatori e Tecnologi. In nessun altro ente pubblico ci si permette di predisporre un piano triennale per il personale per poi annullarlo.

Poiché gli avanzamenti di carriera, come gli anticipi di fascia stipendiale, non sono elargizioni del principe, ma sono adempimenti contrattuali, come FGU Dipartimento Ricerca procederemo a questo punto con azioni legali, a tutela dei Ricercatori e dei Tecnologi.

 Dove sono finiti i 700.000 per gli avanzamenti di carriera 2020? Come saranno spesi? A questa semplice domanda l’Amministrazione CREA non ha saputo o voluto rispondere.

Considerato che la demotivazione del personale scientifico è esiziale per qualsiasi Ente di Ricerca, FGU-ANPRI ritiene che questa problematica vada affrontata convintamente con assoluta priorità ed urgenza, alla stregua di come è stato affrontato il problema del precariato (stabilizzazioni), non con il pressappochismo cui abbiamo assistito al CREA che ci mette di fronte alla cruda realtà di una ennesima presa in giro!

Situazione immobiliare

Torniamo per l’ennesima volta sulla situazione immobiliare del CREA, con particolare riferimento alle Sedi dell’AC (Amministrazione Centrale) e del CREA-PB (Politiche e Bioeconomia), ma anche alle Sedi Lombarde e Palermitane

  1. Sede dell’Amministrazione Centrale e del CREA PB. Com’è noto, per il solo costo di locazione delle 2 palazzine di via Po l’Ente spende 3 milioni di euro all’anno + IVA (da Agosto 2015 ad oggi assommano a circa 18,5 milioni di euro). Non si può continuare a rimanere in un edificio in cui, oltre a queste spese abnormi (ricordiamolo, fondi di funzionamento, altrimenti utilizzabili anche per capitoli di spesa per il personale o per manutenzione e  ammodernamento delle sedi di proprietà), insistono seri vizi sanitari (presenza certificata di radon e di amianto oltre i limiti normativi consentiti in diverse parti dell’immobile) che mettono in pericolo la salute dei lavoratori.

Il Commissario, Consigliere Gian Luca Calvi, nell’incontro sindacale di fine luglio ha candidamente affermato che “è immorale che un ente pubblico come il CREA spenda 3,66 milioni di euro all’anno per il fitto della sede dell’Amministrazione centrale e del CREA-PB romano. E che, pertanto, è allo studio un piano di fattibilità che prevede la sistemazione del relativo personale in immobili di proprietà. Ciò anche attraverso l’istituzione del cluster della ricerca – Agricoltura, Ambiente e Alimentazione – presso la struttura di via Ardeatina, con consequenziale trasferimento nell’istituendo cluster della sede romana del CREA-AA”. Piano mai portato alla visione dei soggetti coinvolti.Peccato che il Consigliere Calvi abbia espresso questo suo pensiero solo in prossimità della fine del proprio mandato e non all’inizio, quando avrebbe avuto tempo e modo, con il pieno coinvolgimento degli organi preposti (Al Consiglio Scientifico il relativo parere, come al solito, è stato chiesto a cose già fatte) e del personale scientifico interessato, di mettere in atto gli atti conseguenti. Nell’occasione FGU Dipartimento Ricerca -ANPRI ha ribadito che soluzioni per allocare il personale dell’AC e del CREA-PB completamente in immobili di proprietà erano fattibili prima della vendita degli immobili di via Cassia e di via Panvinio. Oggi, pensare di trasferire il personale della sede romana del CREA-AA presso la struttura sita in via Ardeatina, già ospitante il CREA-AN e il gruppo romano del CREA-GB, è quanto di più inefficiente ed antieconomico si possa fare.Pertanto, riteniamo sarebbe opportuno destinare parte del ricavato delle dismissioni immobiliari (al momento circa 25 milioni di euro) all’acquisto di un immobile (10-15 milioni di euro massimo) che, insieme a quelli di proprietà siti in via Barberini (3 appartamenti per complessivi 1000 mq di superficie) e in via Archimede (1 appartamento di oltre 200 mq), accolga il personale dell’AC e del CREA-PB.

  1. Sedi Lombarde. Nell’ultimo decreto commissariale di aggiornamento del Piano triennale d’investimento (PTI), N. 81 del 16.06.2020, come del resto in quello precedente (N. 17 del 28 giugno 2019), è stato rimesso in cantiere l’acquisto, per 8 milioni di euro, di una sede, il Parco Tecnologico Padano (PTP), dove allocare personale, uffici e laboratori dei Centri delle sedi lombarde. Si tratta sicuramente di un affarone, ma non per il CREA.Ci risulta, infatti, che il PTP, in stato di gestione fallimentare, necessiti di almeno altrettante risorse finanziarie per adeguarne gli assetti strutturali e renderne funzionali gli impianti e che, comunque, anche a ristrutturazioni-adeguamenti effettuati, avrebbe costi di gestione altissimi, non compatibili con il già precario bilancio dell’Ente. Per questo, rinunciare definitivamente alla sua acquisizione, così come deliberato dal CdA nel marzo 2019, è a nostro avviso la soluzione migliore. Nel Lodigiano l’Ente possiede ampie dotazioni immobiliari perfettamente funzionali alla sua attività istituzionale, tra cui un terreno agricolo di circa 7 Ha, ubicato in via Piacenza a ridosso del centro urbano, suscettibile di edificazione. Perché venderlo? A chi giova?
  2. Sedi Palermitane. Il PTI di cui al citato decreto commissariale N. 17 del 28 giugno 2019 prevede una spesa di 1 milione di euro per dare una sede di proprietà al personale delle 2 strutture palermitane del CREA-DC (Difesa e Certificazione) e del CREA-PB. Queste risorse sicuramente non bastano, ne occorrono almeno il doppio.

Solo condividendo ed attuando la politica immobiliare indicata è anche possibile porre rimedio al diffuso stato di deterioramento in cui versano uffici, laboratori, attrezzature scientifiche ed aziende sperimentali afferenti ai vari Centri di ricerca, destinando una parte rilevante del ricavato delle alienazioni immobiliari al potenziamento ed alla manutenzione straordinaria del patrimonio immobiliare dell’Ente. Finora, a conti fatti, con le sedi vendute si è pagato l’affitto di via Po. Un affarone, non c’è che dire!

Farraginosità delle procedure amministrative connesse all’attività di ricerca e di terza missione.

L’Amministrazione CREA ha recentemente aggiornato i Regolamenti di organizzazione e funzionamento (ROF) e di amministrazione e contabilità (RAC) dell’Ente senza tener minimamente conto della necessaria semplificazione amministrativa della relativa attività, così come peraltro disposto dal Decreto legislativo N. 218/2016 e dall’art. 4 del DL N. 126/2019 (che, per gli enti di ricerca, revoca l’obbligo del ricorso al MEPA ed alla CONSIP). Al contrario, con la costituzione del Comitato consultivo dei Direttori e dei Dirigenti nel nuovo ROF, che di fatto ha esautorato il Consiglio scientifico dell’Ente di importantissime funzioni/competenze, ha complicato ulteriormente numerose procedure amministrative.

Auguriamoci, facendo attivamente la nostra parte, che con l’Amministrazione che verrà molte cose cambino.

FGU-Dipartimento Ricerca-Sezione ANPRI presso il CREA

https://anpri.fgu-ricerca.it/wp-content/uploads/2020/09/Situazione-CREA_Comunicato-denuncia-FGU-24-settembre-2020.pdf

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